Napoli, non hai scuse.

Le partite del fine settimana hanno evidenziato i passi falsi della Roma di Fonseca (che al Mapei Stadium è stata travolta per 4-2 da uno straripante Sassuolo di De Zerbi), del Cagliari e del Parma che si sono affrontate alla Sardegna Arena in un match ricco di emozioni, terminato in parità, proprio come quello tra il Milan di Pioli che in superiorità numerica per 40 minuti non riesce ad andare oltre l’1-1, a San Siro, contro l’Hellas di Ivan Juric.

Le due rivelazioni arrivano però dal campo di Bergamo e dal Via del Mare.

L’Atalanta in piena zona Champions affronta un Genoa che sta lottando per non retrocedere; il risultato sembra già scritto eppure, il Genoa riesce a rimontare lo svantaggio iniziale di 1-0 con un rigore di Criscito ed addirittura accende la freccia per il sorpasso definitivo con Sanabria. A due minuti dalla gioia del gol dei grifoni, l’Atalanta torna a pareggiare con Ilicic. 2-2. Risultato che resta invariato nel secondo tempo nonostante l’espulsione di Valon Behrami.

Il Lecce di Liverani affronta un Torino che, nelle ultime due partite tra Coppa Italia e Campionato ha subito ben 11 gol.

Come sempre, quando una squadra di medio-alta classifica ne affronta una nella zona bassa, si dà subito tutto per scontato.

Il Lecce però, è una squadra da non sottovalutare e mette subito le cose in chiaro; in 20 minuti il Torino è sotto di due reti a zero. Poche occasioni per i granata, che non riaprono i giochi nel primo tempo, tantomeno nella ripresa, quando subiscono altre due reti per il K.O. definitivo.

Al triplice fischio, arriva la decisione di Urbano Cairo, l’ex Napoli (fra le altre) Walter Mazzarri, esonerato.

In attesa di capire chi siederà sulla panchina granata e che risvolti avrà tutto ciò sulla squadra, il Napoli, stasera, è chiamato a vincere.

A 27 punti, la squadra di Mr. Gattuso è chiamata ad una vittoria che avvicinerebbe la zona Uefa a due grandezze e la Champions a 9 punti. Un grande traguardo considerato quasi impossibile da tagliare a metà stagione.

In questo week-end, le altre concorrenti per un posto nella zona alta della classifica hanno fatto tutte un passo falso; i partenopei negli anni, ci hanno abituati molto bene a sconfitte sonore e pareggi, quando l’unica cosa da fare era: vincere.

Stasera il Napoli può lanciarsi automaticamente in lotta per un qualcosa che gli compete, al Ferraris, il Napoli di Gattuso non deve sbagliare, bisogna vincere e convincere.

Bisogna tornare in alto.

Matteo Grassi.

Aspettando: Sampdoria -Napoli

I partenopei, al Ferraris, per vincere e convincere, i blucerchiati, invece, alla disperata ricerca di punti che li trascinerebbero un po’ più distanti dalla zona bassa della classifica.

Ci attende una bella sfida, il primo incrocio nelle loro carriere da allenatori per Mr. Gennaro Gattuso e Mr. Claudio Ranieri.
Una cuoriosità è che il Napoli ha ottenuto i tre punti in trasferta nella stessa giornata di campionato in cui la Sampdoria li ha persi in casa, da allora, i blucerchiati, non perdono a Marassi ed i partenopei non vincono fuori dalle mura dello Stadio San Paolo (e non solo).

Una partita che coinvolgerà anche gli ex di turno come Tonelli, Gabbiadini, Quagliarella tra le fila dei blucerchiati sul campo e lo stesso Mister Ranieri che ha allenato i partenopei nelle stagioni 1991/92 e 1992/93 con 43 panchine in Serie A (17 V, 14 P, 12 S).
Quella di lunedì sarà la ventesima volta che affronterà i partenopei, ma una sua squadra non vince contro gli azzurri dalla stagione 2009/10, quando il tecnico romano allenava i giallorossi.

I dati di questa sfida non lasciano presagire un match scontato, tenendo conto anche della condizione fisica delle compagini e che, delle 105 partite disputate in Serie A fra le parti, 39 volte hanno gioito i partenopei, 30 volte i blucerchiati e per ben 36 volte si è venuta a verificare una situazione di parità.

L’ultima vittoria in Serie A per i partenopei contro i blucerchiati, è arrivata all’andata in occasione del 2 – 0 al San Paolo con le due reti di Dries Mertens e la virale esultanza del tassista con la successiva gag sui social.

A Marassi il Napoli non vince dalla stagione 2017/18, quando Arkadiusz Milik prima e Raùl Albiol poi, risolsero una partita che stava andando via via complicandosi, mentre l’ultimo pareggio in Serie A fra le parti, è datato 2015/16, al San Paolo, quando alla doppietta di Higuaìn rispose l’Italo-Brasiliano Éder.

L’ultimo ricordo amaro è recente, quando nella stagione scorsa la doppietta di Defrel e l’eurogol dell’ex Quagliarella furono reti decisive per il K.O. del Napoli, nel 3 – 0 rifilatoci al Ferraris.

Come si può ben intuire, quando si sfidano partenopei e blucerchiati è sempre difficile pronosticare un risultato: possiamo solo affidarci alle statistiche che vedono un Napoli reduce da una vittoria in campionato arrivata ai danni della capolista Juventus, dopo tre sconfitte consecutive e ad una Sampdoria che, invece, non vince dal 5-1 ai danni del Brescia ed è reduce da una sconfitta ed un pareggio.

Insomma, si prevede una partita non facile, per entrambe le parti; quello che resta da augurarci è di vedere un Napoli arrembante, con tanta voglia di dimostrare che la vittoria contro la capolista non deriva da un demerito dei bianconeri ma da una grande prestazione partenopea.

Matteo Grassi.

Calciomercato: gioie e dolori.

Si sa, il calciomercato non dorme mai: anche quando sembra aver chiuso i battenti, le squadre sono sempre al lavoro per accaparrarsi una corsia
preferenziale, un pre-contratto, un accordo scritto, insomma, una prova che
quel determinato giocatore vestirà la maglia della squadra che si rappresenta.

Durante il calciomercato, sia esso estivo o invernale, a volte sono
necessari dei piccoli rinforzi e l’esigenza di un giocatore che possa ricoprire
un determinato ruolo, acceca la vista dei DS che pur di mettere a segno un
colpo in tempi ed a cifre record, sono disposti a tutto (anche a prendere imbarcate).

Il mercato del Napoli è da sempre condizionato da tante vicende, siano esse
legate ai diritti d’immagine o anche extra calcistiche: si pensi a quando
Maxime Gonalons e Corentin Tolisso, rifiutarono l’offerta del Napoli dopo aver
visto la serie tv Gomorra, o anche a tutti i giocatori sfumati per i mancati
accordi sui diritti d’immagine.

Lo stesso Aurelio De Laurentiis, nel 2016 dichiarò: «Non verrà mai un
calciatore senza cedermi i diritti d’immagine»
 e questa sua volontà,
spesso e volentieri, ha fatto saltare diverse trattative negli anni passati.

I nomi sono tanti: si parte da Rolando Bianchi (in cima alla lista dei
desideri di ADL e l’ex DS dei partenopei Pierpaolo Marino), che in quella
sessione di mercato si trasferì al Manchester City, rilasciando poi, di
recente, diverse interviste in cui negava dell’esistenza di problemi
contrattuali legati ai diritti d’immagine.

Qualche anno dopo fu la volta di diversi nomi, tra i quali figurano: Astori,
Obinna, Soriano
(c’era l’accordo con la Sampdoria, ma non col giocatore) e De Sanctis (quest’ultimo invece, in extremis, riuscì a trasferirsi tra le fila dei
partenopei).

Venendo a trattative più recenti troviamo: Klaassen, Politano (ai tempi del
Sassuolo) e Lozano (trattativa che ha subito dei bruschi e ripetuti
rallentamenti nel suo corso).

Sono presenti, tuttavia, delle eccezioni che portano il nome di: Rafa
Benitez
, Gonzalo Higuain, Marek Hamsik e Pepe Reina
, che sono riusciti a
strappare al patron azzurro una percentuale riguardante i diritti d’immagine.

Abbiamo però fatto riferimento al fatto che il calciomercato, spesso, ci ha
regalato gioie e dolori in tutti questi anni, perché non fare riferimento anche ad altri casi più eclatanti?

Ne siamo tutti a conoscenza, i dolori, spesso e volentieri, derivano da esigenze impellenti di giocatori in un determinato ruolo, che portano a spendere cifre esose, per nomi poco altisonanti.

I casi più eclatanti (solo nel mercato invernale) di questi ultimi anni sono rappresentati da:
 Rolando: arrivato nel 2013 in prestito con diritto di
riscatto (non esercitato), colleziona 7 presenze con la maglia azzurra e tanti
fischi che lo porteranno a guardare spesso dalla panchina i suoi compagni;
– Navarro: nel 2008 approda a Napoli e complici gli infortuni
di Iezzo e Gianello si trova a “difendere” più volte i pali, tra
papere e vita notturna sregolata, la società lo manda in prestito al River
Plate per poi cederlo definitivamente all’Argentinos Juniors nell’anno
seguente;
Michu: il pubblico partenopeo si sta ancora chiedendo come mai non ha tirato nella sfida contro l’Atletico Bilbao, passando il pallone ad un compagno posizionato peggio. 
6 presenze, 0 reti, 1 passaggio inutile: ora per il bene del calcio, si è ritirato. 
– Edu Vargas: su di lui ci sono tante aspettative, arriva nel
gennaio del 2012, tra lo scetticismo generale e la speranza che non sia solo
una meteora di passaggio: detto, fatto. Tante presenze in campionato in cui non
mette mai la sua firma sul tabellino dei marcatori, in Uefa Europa League
rifila una tripletta all’AIK Stoccolma. Una serie di prestiti al Gremio,
Valencia e QPR lo accompagnano lontano da Napoli negli anni a seguire;
– Pavoletti: lo stesso Leonardo che lo scorso anno ha segnato
18 reti tra campionato e coppe, nel Napoli di Maurizio Sarri ha collezionato
poco minutaggio, zero gol ed un’occasione colossale sprecata a porta vuota
contro lo Spezia in coppa Italia al suo esordio.

Nella rubrica degli acquisti top troviamo:
– Jorginho: nella stagione 2013/14 il Napoli ha chiaramente bisogno di un regista ed il giovane Italo-Brasiliano dell’Hellas Verona sembra proprio il rinforzo giusto e caso vuole, che la sua ultima partita con la maglia dell’Hellas la giochi proprio contro i partenopei, prima di legarsi al Napoli per cinque anni.
Con Benitez seguono prestazioni tra alti e bassi, mentre con Sarri riesce a
trovare la sua definitiva consacrazione, trovando anche spazio in Nazionale.
I suoi piedi incantano le big d’Europa, ma nonostante il pressing del City, il
tecnico toscano approdato al Chelsea riesce a strapparlo alla concorrenza di
Pep Guardiola, con un’operazione di €60 milioni più bonus.
– Ghoulam: ora è un capitolo a parte, ma nei primi anni con Benitez è stata una pedina fondamentale per la nostra difesa; arrivato anche lui tra lo scetticismo per €5 milioni e mezzo dal Saint-Etienne, si ritrae un bello spazio, grazie alle sue rimesse lunghe, il suo mancino e le sue sgroppate sulla fascia. La definitiva consacrazione avviene con Sarri, dove il suo nome viene annoverato in tutte le top 5 dei terzini sinistri al mondo; poi complice un brutto infortunio contro il Manchester City e la conseguente ricaduta negli anni successivi, ritorna a vedere il campo col Frosinone nella stagione 2018/19, sfornando subito due assist. Sembra tornato il vecchio Faouzi, ma complici alcune ricadute ed esclusioni tecniche non calca il terreno di gioco da un bel po’ ormai. Va inserito nei top, per via dei pochi milioni spesi, tante partite risolte grazie alle sue giocate ed una possibile rivendita ad un prezzo maggiore a quello pagato.

Ci sono tuttavia giocatori che hanno trovato davvero poco spazio negli
ultimi anni, nonostante l’approdo in maglia azzurra a gennaio, nessuno ha mai capito se la colpa è imputabile alla scarsa fiducia dei mister o allo scarso rendimento e tra questi troviamo due nomi che tutti ricorderanno:
– Hrvoje Milic: i motivi del suo acquisto erano chiari fin da
subito, serviva un terzino di ruolo per provare schemi in allenamento e negli
svincolati figurava proprio il suo nome.
Un’esperienza alla Fiorentina, prima di approdare a Napoli, per poi ritrovarsi
tra le fila del Crotone l’anno seguente; ora veste la maglia dell’Esteghlal.
 Josip Radosevic: il talento croato mai sbocciato, si
presenta a Napoli con una doppietta in amichevole: sono gli ultimi atti di
gloria per lui con la maglia azzurra perché collezionerà solo 9 presenze in due
anni di Napoli, rescindendo con un anno di anticipo il suo contratto. Ora gioca
tra le fila del Brondby.

Tra flop, top e meteore, il Napoli negli anni ha sempre investito poco nel mercato di gennaio (fatta eccezione per l’anno corrente in cui servivano rinforzi immediati), cercando sempre di fare acquisti mirati spendendo cifre non troppo esose.

Passano gli anni ma i tifosi, provano ancora a spiegarsi l’acquisto, in passato, di alcuni calciatori: ma il nostro vero dovere è sostenere chiunque indossi quella maglia, che sia Jorginho, Lozano, Michu o Radosevic: che sia un flop, un top o una meteora.

Matteo Grassi.

Top & Flop: Napoli – Juventus

Una sontuosa prestazione dei partenopei è quella che si è vista nella serata di Domenica, 26 gennaio 2020.
Il Napoli di Mr. Gattuso annienta la Juve dell’ex Maurizio Sarri, al termine di una partita, ricca di emozioni nella seconda parte di gara.

TOP:


Lorenzo Insigne

Semplicemente, sgombro da ogni preoccupazione, è un altro giocatore; Dybala sta ancora cercando quella palla al limite della nostra area di rigore, Bernardeschi sta ancora cercando di capire come abbia fatto a sfuggire a quella scivolata a centrocampo.
Sublime.

Kostantinos Manolas

A pochi secondi dal fischio d’inizio, spinge subito un avversario fuori dal rettangolo verde, poi, per tutta la serata abbassa la saracinesca: non ce n’è per nessuno.
Il greco è un muro.
Leader indiscusso della difesa, orfana di Kalidou Koulibaly.

José Maria Callejon

Alex Sandro non riesce a contenerlo: difende, attacca, corre, crossa, taglia, serve l’assist ad Insigne per il gol del momentaneo 2-0.
Se non è una prestazione da top questa…

Piotr Zielinski

Il polacco, quando è in vena di dimostrare, mangia il campo come pochi.
Il numero 20 partenopeo è una vera e propria spina nel fianco, più nella ripresa che nel primo tempo, quando si affaccia più volte in zona tiro e poi sigla la rete del momentaneo 1-0.

FLOP:

Partendo dal presupposto che non ci sono veri e propri giocatori che abbiano fatto fiasco nel Napoli di domenica sera, mi sento di dover inserire, in questa categoria, a malincuore: Alex Meret e Giovanni Di Lorenzo.

Sarà che mi aspetto tanto da entrambi, ogni partita, sarà che conosciamo benissimo le loro possibilità; il 6 in pagella non glielo toglie nessuno, ma sul gol di Cristiano Ronaldo che al minuto 90′ ha riaperto i giochi, sono entrambi colpevoli.
Ciò non toglie lodi, alla buona prestazione vista nei 90 minuti di gioco.

Matteo Grassi.

Nel segno del “24”.

Mentre in una parte del mondo si giocava una delle partite più sentite della Serie A di calcio (nonostante i tanti punti di differenza fra le compagini), dall’altra parte, si stava consumando un dramma che porta il nome di Kobe, il cognome di Bryant, l’8 prima ed il 24 poi, sulla schiena.

Non è semplice scrivere righe, guardare partite, quando il cuore è in frantumi per la perdita di uno dei mostri sacri di uno sport che, qui in Italia, ha molti sostenitori. Molti, dopo aver letto qualche notizia, pensano, sperano, si augurano una fake news.

In pochi attimi, questa diventa la serata del “24”.

Ad accenderla, purtroppo, è Kobe Bryant quando al minuto 30′ del primo tempo in telecronaca passa la notizia scioccante dell’incidente che ha coinvolto l’ex cestista, la giovanissima figlia Gianna Maria ed altre vittime. Un altro “24”, nel frattempo, sta giocando una delle partite più seguite in Italia, accompagnata da una rivalità storica che divide le tifoserie.

La partita la cambierà proprio lui, nel secondo tempo.

Sì, lui, col 24 sulla schiena, la fascia da capitano al braccio, che da fuori area con un destro ad incrociare, impegna Szczesny in una bella parata, resa inefficace però, dal connazionale Zielinski, che si fionda sulla respinta del pallone e con freddezza, a porta vuota, insacca. 1-0.

Sono minuti concitati quelli che seguono, ma i partenopei, dopo 20 minuti trovano anche il varco giusto per farne un altro: Callejon dalla destra crossa al centro, Milik lascia scorrere il pallone che Insigne calcia al volo, rimbalza sul terreno di gioco, prima sull’esterno del piede di De Ligt poi, non sporcando di molto la traiettoria, ma rendendo vano il tentativo di Szczesny di intervenire sul pallone. Minuto 86′, 2-0.

Quelli che seguono sono minuti in cui c’è il volume alto in tutte le case, un po’ per allontanare il pensiero di una leggenda passata a miglior vita, un po’ perché la gioia da contenere è davvero tanta. Al minuto 90′ però, quando sono stati concessi 4 minuti di recupero, Cristiano Ronaldo segna il suo primo gol al San Paolo (complice anche una strana uscita di Meret, rientrato fra i pali dopo tre panchine consecutive).

Il San Paolo, per un po’ si ammutolisce. C’è tanta paura, sugli spalti e sul divano di casa, iniziano quattro minuti lunghissimi, quelli che separano il Napoli dalla vittoria, che per un attimo fanno tornare alla mente gli stessi minuti concessi dopo il gol di Koulibaly allo Stadium. La stessa paura, gli stessi attimi.

Ma la vittoria è vicina e la stringe forte a sé Alex Meret, quando Gonzalo Higuain, prova una rovesciata in area di rigore; ma non c’è storia, non c’è verso: il Napoli, al minuto 94′, esce vittorioso dalla sfida.

La serata del 26 gennaio 2020, verrà ricordata per sempre: per la triste e prematura scomparsa di un volto molto comune, che ci ha lasciati in modo inaspettato all’età di 41 anni e per i tifosi del Napoli (il dato su Instagram, nella stessa sera, riporta 2 milioni di followers), che sono tornati a gioire in una delle partite più insperate del calendario di Gennaio.

Il 26 Gennaio 2020, verrà ricordato per sempre: la serata del “24” non si cancella facilmente. Grazie Lorenzo, per il gol e la suprema prestazione di ieri sera; semplicemente grazie Kobe, d’essere nato.

Il “24”, verrà sempre ricordato, ogni 26 gennaio.

Matteo Grassi.

Napoli – Juventus: la sfida infinita.

Aspettando Napoli – Juventus (in programma stasera: domenica 26 gennaio 2020), sono tanti i ricordi che riaffiorano alla mente, siano essi felici, tristi, di attimi che non torneranno, di momenti indelebili nel cuore di ognuno di noi o di partite che hanno segnato il corso degli eventi.

La sfida tra i partenopei ed i bianconeri è da sempre un qualcosa che affascina: dai tempi di Diego Armando Maradona e Michel Platini, passando per Hamsik, Lavezzi, Cavani, Del Piero e Trezeguet, fino ad arrivare ai giorni nostri.
Napoli – Juventus è un vero e proprio campo di battaglia, la partita dell’anno, quella che decreta il vincitore ed il vinto, quella che decide chi, per metà stagione può sfottere l’altra tifoseria, fino all’altro, attesissimo, match. Questa è una sfida che non ha mai fatto annoiare gli occhi degli spettatori; sempre vigili, perché anche quando la partita sembra volgere al termine, può arrivare la giocata in grado di cambiare le carte in tavola.

Nonostante i 153 precedenti (solo in Serie A) quest’anno, Napoli – Juventus si fa più succulenta: su entrambe le panchine ci sono volti nuovi dato che sulla panchina dei partenopei, siede da poco Mr. Gennaro Gattuso, mentre su quella bianconera siede un volto che a Napoli difficilmente dimenticheremo (un po’ per l’ipocrisia ed un po’ per l’alto tasso di spettacolo visto in campo): stiamo parlando di Maurizio Sarri.

Il Napoli con l’attuale tecnico bianconero ha scritto una delle pagine più belle della storia del calcio italiano arrivando, all’ultimo anno del tecnico toscano sulla panchina dei partenopei, al secondo posto a 91 punti: solo 4 in meno della Juventus.

La partita di domenica sera quindi, è una sfida nella sfida: da una parte ci sarà il campo (a decretare vincitori e vinti), dall’altra uno stadio stracolmo (come sempre), pronto a sostenere la squadra ed accogliere – per la prima volta da ex al San Paolo – l’ex tecnico partenopeo.

Ci sarà da divertirsi insomma, con più di uno sguardo al passato e molta fame nel presente.
Lasciando parlare i numeri, però, ci accorgiamo che questi sono nettamente a sfavore dei partenopei.
Delle ultime cinque partite giocate in Serie A contro la Juventus, il Napoli ha vinto una sola volta, all’Allianz Stadium, con una zuccata di Koulibaly al 90′ e Maurizio Sarri sulla panchina; le altre quattro partite sono finite tutte con una sconfitta.

Inutile anche menzionare le 153 partite giocate in Serie A fra le due compagini: 32 vittorie, 48 pareggi e 73 sconfitte, dicono i dati, a danno dei partenopei.

Una sfida sì, ricca di fascino e d’attesa, ma anche, quindi, di tante sonore ed a volte inaspettate sconfitte.

Proprio come l’ultima, all’Allianz Stadium, dove il Napoli dopo una rimonta incredibile (dal 3-0 al 3-3), al 90′ minuto viene beffato da un episodio pazzesco: Koulibaly insacca nella sua porta un pallone destinato a terminare fra le braccia di un Meret indisturbato.

Aggiungiamo a questi dati, i tanti infortuni in casa Napoli (Koulibaly, Mertens, Allan, Ghoulam e Malcuit) ed il fatto che, in casa, la squadra di Mr. Gattuso in campionato, non vince dal 19 ottobre 2019, Napoli 2 – 0 Verona (gestione Ancelotti).

La Juventus invece è reduce da un ottimo periodo di forma, cinque vittorie negli ultimi cinque incontri, in questa stagione, per i bianconeri: non proprio il massimo per il Napoli che in campionato continua a far fatica.

Speriamo solo che, a prescindere dal risultato, in campo scenderà un Napoli concentrato, con voglia di fare e di dimostrare che questa squadra può ancora dire la sua, nonostante i risultati, nonostante la classifica, nonostante tutto.

Matteo Grassi.

“4”, destro, classe e qualità.

A tutti quanti noi da bambini è capitato di immaginare, un giorno, un ingresso trionfale nello Stadio della nostra squadra del cuore.
Per molti calciatori, vestire le maglie di due – o più – squadre diverse, magari anche rivali, non cambia molto; alla fine si sa, il calcio è uno sport che nasconde interessi sotto gli occhi di tutti e spesso e volentieri si ragiona “al miglior offerente”.

Nato ad Herford, in Germania, nel lontano 1991, figlio di migranti calabresi cresciuti col mito del più grande di tutti i tempi: Diego Armando Maradona; il suo nome, non può che essere uno: Diego.

Diego, esordisce nella seconda divisione tedesca all’età di 18 anni con l’Arminia Bielefeld.
L’allenatore non gli dà molta fiducia, complice la giovane età e lo schiera solo 10 volte in tutto il campionato.
Come succede spesso nella realtà, le cose non sempre vanno per il verso giusto: la squadra retrocede; si riparte dalla terza divisione tedesca.

L’anno successivo però, le cose non vanno meglio, il mister lo schiera ancora poche volte: 10 in campionato, 3 nelle coppe, qualcosa non funziona.

Si apre la sessione di mercato invernale e nel 2012, è forte l’interesse del Paderborn su Diego.
L’offerta è allettante, pochi chilometri lo separano da Bielefeld, con la possibilità però di giocare ancora una volta in seconda divisione: un’occasione del genere non capita tutti i giorni, Diego prepara le valigie, si va a Paderborn.

Lì il mister lo premia facendogli disputare 12 presenze in campionato ed 1 in coppa.
Il Paderborn chiude al quinto posto il campionato 2011-2012 e sono tutti pronti ad affrontare la nuova stagione col piglio giusto.

La nuova stagione arriva e sorride a Diego dal punto di vista individuale dato che colleziona 31 presenze fra campionato e coppe, ma la squadra non gira come dovrebbe e termina il campionato al dodicesimo posto.

Nella stagione 2013-2014, nel mercato invernale, dopo 17 presenze collezionate arriva la chiamata del RasenBall Lipsia (sponsor RedBull), che dalla terza divisione tedesca decide di ripartire da diversi uomini, tra cui, Diego, il quale non se lo lascia dire due volte e per la seconda volta, la sessione di mercato invernale, gli permette di i cambiare colori sociali sul suo petto, stavolta però, con una grande opportunità.

La squadra farà quello che in gergo è chiamato: un miracolo sportivo.

Nella stagione 2013-2014, Diego colleziona 16 presenze, ma quello che conta davvero, è che il Lipsia approda in seconda divisione.

Nelle due stagioni in questa divisione, Diego colleziona 61 presenze e 2 assist: la favola Lipsia, approda in Bundesliga.

L’approccio con la massima serie non è niente male: il Lipsia arriverà al secondo posto (con un bel distacco alle spalle del solito Bayern Monaco) e con in rosa giocatori come: Timo Werner, Yussuf Polsen, Marcel Sabitzer, Naby Keïta, Emil Forsberg, insomma, non proprio una squadretta.
Diego, al primo anno nella massima serie e con questi mostri in campo, collezionerà 30 presenze, 1 gol e 3 assist.

Nella stagione 2017/2018 , il Lipsia approda in Champions League, scivolando poi ai gironi in Uefa Europa League e terminando la sua corsa europea ai quarti di finale.
In Bundesliga le cose non vanno bene come la stagione precedente ma il Lipsia riesce ugualmente a chiudere il campionato al 6° posto.
41 presenze tra campionato e coppe con 3 assist all’attivo per Diego, che convince Joachim Löw ed esordisce anche in nazionale.

Stagione 2018/2019, Diego colleziona col suo Lipsia 39 presenze in totale tra campionato e coppe, sfornando ancora una volta 3 assist.
La sua squadra si fermerà ai gironi di Uefa Europa League e chiuderà al 3° posto una bella stagione in Bundesliga.

Ancora una volta, stagione 2019/2020, Diego ha appena conquistato la sua fascia da capitano nella squadra che l’ha consacrato, ma si riapre la finestra del mercato invernale.

L’interesse del Napoli è forte su Diego che nonostante le 24 presenze condite da una rete in Champions League, il passaggio del turno ed il primato in classifica della sua squadra, decide di non opporre resistenza al richiamo delle sue origini italiane e di andare a giocare per i partenopei, che al contrario del Lipsia, viaggiano spediti nelle Coppe, ma a passo da lumaca in Campionato.

Infondo Napoli è il sogno di una vita, il pezzo mancante del puzzle e così, Diego, chiede la cessione al Lipsia, pronto a sposare la causa Napoli.

Coi partenopei l’esordio (da titolare) arriva il 21 gennaio 2020: Napoli – Lazio.

Un match insidioso per i padroni di casa, nel quale però Diego, che di cognome fa Demme, sfoggia tutta la sua infinita classe e la sua qualità, facendo capire a tutti di che pasta è fatto.

Arrivato tra lo stupore ed il malcontento della piazza partenopea (complice anche lo scarso rendimento in campionato), con la maglia numero 4 sulle spalle e con Mr. Gattuso (suo idolo) ad impartirgli ordini, ha incantato davvero tutti: soprattutto gli scettici che al momento del suo arrivo ne criticavano l’acquisto.

Cuore, corsa, grinta, lucidità, bravo nella fase di possesso e non, questo e molto altro è quello che ha mostrato alla sua prima apparizione con la maglia del Napoli: insomma, non sarà un fuoriclasse, ma è quello che serve in questo momento al Napoli di Gattuso.

Benvenuto nella nostra grande famiglia, Diego.

Dagli spalti non canteremo “mammà, innamorato so”, ma un Diego a Napoli, di sicuro, non passa mai inosservato.

Matteo Grassi.

God bless The SSC Napoli.

21 gennaio 2020: Napoli 1-0 Lazio.

Inutile star qui a parlare dell’elevato tasso tecnico della partita di ieri sera, andiamo ad analizzare quelli che sono stati 90 minuti infernali.

Novanta minuti di fuoco che si accendono con una scintilla al minuto 2′ del primo tempo: il capitano, col 24 sulla schiena entra in area di rigore dalla sinistra, con una finta di corpo disorienta Luiz Felipe, si ritrova in posizione defilata, ma davanti a Strakosha decide di calciare ugualmente e non sbaglia: palla sotto le gambe e poi in rete. 1-0.

Passano pochi minuti ed uno strano intervento di Hysaj in area di rigore costa il giallo al terzino Albanese con conseguente penalty alla Lazio. Dal dischetto si presenta Ciro Immobile, capocannoniere della Serie A con 23 gol di cui 9 su rigore. Al passivo ha solo un penalty sbagliato: contro Szczesny in Lazio – Juve terminata 3-1.

Si appresta quindi a battere il suo undicesimo rigore in stagione davanti a David Ospina che alla scorsa in Coppa Italia aveva ipnotizzato Iemmello.

L’arbitro Massa fischia, parte Immobile che al momento di impattare il pallone scivola clamorosamente, calciando sul suo stesso piede d’appoggio e sprecando una colossale occasione. Palla sulla pista d’atletica, boato del San Paolo, il risultato resta invariato.

Da lì in poi le emozioni si susseguiranno, prima ci sarà l’espulsione di Hysaj per un fallo netto a centrocampo su Ciro Immobile che stava andandosene verso la porta; poi ci pensa Lucas Leiva a ristabilire la parità numerica, prendendosi il giallo per un fallo a centrocampo su Zielinski, seguito da veementi proteste del brasiliano che si becca il secondo giallo: sotto la doccia.

Siamo solo al minuto 25′ del primo tempo ed abbiamo già visto un gol, un rigore sbagliato e due cartellini rossi.

Le azioni si susseguono, ci sono rovesciamenti di fronte da un lato e dall’altro, ma il primo tempo finisce inchiodato sul risultato di 1-0.

La partita nel secondo tempo si fa più avvincente, al 65′ sembrava aver messo il suo sigillo sul match Ciro Immobile, innescato da una carambola, in posizione irregolare. Ancora, 1-0.

Seguirà poi la solita discesa poco fortunata del Napoli che colpirà il palo, con Milik prima e Mario Rui poi.

La Lazio farà lo stesso, colpendo due legni prima con un tiro dalla distanza deviato sul palo (respinto in rete da Acerbi sempre in posizione irregolare) e poi con una traversa del solito Ciro Immobile.

La partita si chiuderà, al novantesimo sul risultato di 1-0 per i partenopei.

L’immagine più bella però, quella più emozionante, è quella della riappacificazione dei giocatori del Napoli con i tifosi. Dal campo e dagli spalti, tutti applaudono e cantano con la curva il solito coro: “un giorno all’improvviso…”. Sembra tornata la pace e la serenità, nel gruppo e coi tifosi; innegabile che la mancanza di sostegno del solito dodicesimo uomo in campo che sa essere il San Paolo, abbia condizionato il corso degli eventi, ma questa non dev’essere una scusa dietro la quale nascondersi, perché “ccà nisciuno è fess”.

Per concludere, una breve e bella parentesi va fatta anche per conto di Mr. Gattuso; innegabile quanto il suo carisma sia penetrato negli animi dei nostri giocatori, che anche senza galacticos (come li ha definiti il mister, riferendosi agli uomini in tribuna) se l’è cavata egregiamente riuscendo a strappare una semifinale di Coppa ai campioni in carica e due prestazioni convincenti con l’Inter prima e con la Lazio poi (eccezion fatta per la sfida contro la Fiorentina, definita dallo stesso mister imbarazzante).

La partita di ieri sera, dev’essere un trampolino di lancio, non un qualcosa su cui adagiarsi. Ci auguriamo tutti che questa non sia una fase transitoria, ma che da qui si trovino le forze, l’anima, il coraggio e tanta fame di vittorie: fino a fine stagione.
Non ci sono scuse.

God save The SCC Napoli; God save The Ringhio.

Matteo Grassi.

Aspettando Napoli – Lazio

Lazio – Napoli, Napoli – Lazio: due incroci in dieci giorni per le squadre di Gennaro Gattuso e Simone Inzaghi (che vede quest’ultimo vincitore nell’ultima sfida dell’11 gennaio 2020 all’Olimpico per 1-0).

Il Napoli vive un momento buio pesto: in campionato fatica a fare punti e mantiene il ritmo di una squadra che lotta per non retrocedere, in Coppa Italia il successo ai danni del Perugia è arrivato con due rigori e poche occasioni da rete concrete costruite; inutile negarlo, sulla carta, contro una Lazio straripante in campionato, i partenopei non hanno i favori del pronostico.

L’ultimo incontro tra le due compagini (appunto l’11 gennaio 2020) non è stato ricco di gol.
A tutti era parso il solito Napoli, volenteroso ma con dei limiti, fino alla scellerata uscita di Ospina palla al piede e… tutti sappiamo com’è andata a finire.

Domani sera, il San Paolo non sarà più ammutolito come in questi ultimi mesi, con l’accordo fra ultras e società, dovrebbe tornare la solita arena infuocata e potrebbe essere proprio questa la sveglia, la carica che serve alla squadra.

Però perché non ricordare gioie e dolori che questo match, in casa e fuori casa, ci ha regalato?

Sembra passata una vita eppure quel Napoli – Lazio finito 4-3 al San Paolo è un match che tutti ricordiamo.
Corre l’anno 2011 quandoil Napoli di Mazzarri ospita la Lazio dell’ex Edoardo Reja: la partita inizia in salita per i padroni di casa che al minuto 29′ del primo tempo sono sotto 0-1 con la marcatura del capitano biancoceleste Stefano Mauri.
Il bello però, deve ancora venire: va in scena il secondo tempo, ed apre le danze, Dias, al minuto 12′ del secondo tempo, 0-2.

Sembra lo scossone giusto per il Napoli: punizione battuta dal Pocho Lavezzi, deviata dalla testa di un avversario, la palla prende una traiettoria strana che favorisce l’incornata sul secondo palo di Dossena (subentrato a Michele Pazienza pochi minuti prima): 1-2.
Passano due minuti, siamo al 17esimo quando Lavezzi batte per la seconda volta un calcio piazzato dalla stessa zolla, ma sponda opposta: la palla entra in area, svetta più in alto di tutti ancora una testa avversaria che propizia l’intervento di Christian Maggio sul secondo palo, che non batte a rete, ma serve un assist al bacio per El Matador Cavani: 2-2, in due minuti.

Al minuto 23′ del secondo tempo però, Zarate dalla sinistra entra in area di rigore, batte a rete un pallone che De Sanctis riesce a deviare, ma che si infrange sui piedi di uno sfortunato Aronica: autogol, 2-3.

Al minuto 80′ viene concesso un rigore al Napoli per un fallo subito da Edinson Cavani, lo stesso che dal dischetto non perdona il connazionale Muslera spiazzandolo, 3-3.

Al minuto 87′, Cristiano Lucarelli devìa di testa un pallone respinto in avanti dalla difesa del Napoli: la palla arriva a Mascara, che a sua volta prolunga verso Cavani lanciato a rete e sul filo del fuorigioco; a quel punto, a tu per tu con Muslera, con freddezza opta per un pallonetto morbido che si insacca in rete dopo una leggera – ma ininfluente – deviazione del portiere biancoceleste.
4-3.
Partita per cuori forti.

Potremmo annoverare ancora tante partite, tantissime, dai due 4-2 rifilati alla Lazio nel dicembre 2013 e nell’aprile 2014, al rigore Champions fallito da Gonzalo Higuain (partita finita poi 2-4 per gli ospiti), passando poi per il 5-0 al San Paolo nel settembre 2015, il 4-1 all’Olimpico ed in casa nel 2017 e nel 2018.

Insomma, coi racconti di questa partita potremmo non annoiarci mai, dato che Napoli – Lazio, a Fuorigrotta come a Roma, è un match storicamente teatro di numerose reti (9 partite su 17 giocate dal 2013 ad oggi, si sono concluse con 3 o più gol).

Domani però, il palcoscenico sarà diverso.

A differenza degli ultimi anni, la Lazio è terza in campionato con una partita in meno ed a 6 punti dalla capolista (Juventus); il Napoli invece versa in condizioni irriconoscibili: a soli 24 punti, condivide l’undicesimo posto con Fiorentina, Bologna ed Udinese.

Insomma, a dispetto di tutto ciò che si possa presagire, Napoli – Lazio è una partita ricca di emozioni e potrebbe esserlo anche stavolta dato che il match dell’11 gennaio 2020 non ha lasciato per nulla scontenti della prestazione, i tifosi partenopei, nonostante il risultato.

Certo è che: il Napoli è in un periodo nero, la vittoria in casa manca da tanto ed affrontare nel giro di 6 giorni, la terza e la prima forza del campionato non è il massimo per una squadra che ha voglia di andare avanti in Coppa Italia e tornare a fare punti in Serie A.

Lo sappiamo benissimo: il calcio è strano e le posizioni in classifica – spesso – sono bugiarde o non rendono giustizia all’operato di una squadra, ma restiamo fiduciosi con la speranza di rivedere, prima o poi, la luce infondo al tunnel.

Matteo Grassi.

Salvate il soldato Napoli.

Il tabellino segna: Napoli 0 – 2 Fiorentina. Il Napoli incassa la terza sconfitta consecutiva in Campionato (l’ultima vittoria è arrivata ai danni del Sassuolo con un autogol di Obiang al minuto 94′) e la diciassettesima al San Paolo (ultima vittoria targata: 19 ottobre 2019), numeri da lotta per non retrocedere.

Gattuso stesso, nel postpartita di Napoli – Fiorentina ha dichiarato: “Siamo privilegiati, facciamo un lavoro che non è manco un lavoro. Basta cercare alibi. Sembrano undici che stamattina si sono conosciuti e si so’ messi la maglia addosso”.

Possiamo analizzare tante cose avvenute durante la partita, tanti eventi, ma a che servirebbe? Se il problema del Napoli in questo momento, è il Napoli stesso, nei giocatori che scendono in campo, in quelli che restano in panchina ed in quelli che vanno in tribuna, dov’è la soluzione?

Davanti agli occhi, il fermo immagine di Callejon che a tu per tu con Dragowski butta fuori un pallone più facile da segnare che da sbagliare.

Per non parlare dell’azione dove, sempre lo spagnolo, davanti al portiere viola, con un tiro di piatto non gonfia la rete alle spalle di Dragowski.

Che dire? La sintesi di Napoli – Fiorentina è tutta in queste occasioni: la bella parata del portiere ospite su un bel gesto tecnico di Milik nel primo tempo, il palo (l’ennesimo) colpito da Insigne e le due chanches magistrali di Callejon; tutto il resto è fumo negli occhi. Vengono fatte le solite giocate, i soliti tagli prevedibili arginati facilmente dalla difesa viola, i soliti lanci in avanti alla disperata, cercando un compagno o – come si dice qui a Napoli – nu poco ‘e ciorta.

Possiamo star qui a parlare di tutto ciò per giorni, mesi, anni: fatto sta che dopo la questione legata all’ammutinamento, dopo i mille pareggi ed alcune sconfitte con squadre che negli scorsi anni al San Paolo venivano surclassate, ormai il Napoli è irriconoscibile.

Nulla togliere alla Fiorentina, ovviamente, che ha giocato un’ottima partita: fase difensiva ordinata ed una fase offensiva che ha trovato molte volte un miracoloso Ospina sul suo corso, altrimenti lo score finale sarebbe stato molto più difficile da digerire: più di quanto non lo fosse già ora.

La prossima in casa, in campionato, è con la Juventus dell’ex Maurizio Sarri e prima di affrontare i bianconeri, i partenopei, troveranno sul loro corso (in Coppa Italia) la Lazio di Simone Inzaghi.

Due partite sporche che in questo momento segnano una stagione, due partite che ora i partenopei sono chiamati a vincere per trasformare i fischi in applausi.

Qualcuno salvi il soldato Napoli.

Matteo Grassi.

Aspettando Napoli – Fiorentina

Si contano le ore, fra i tifosi partenopei, per questa sfida prevista il 18 gennaio 2020.
C’è chi conta le ore, per far scorrere il tempo più veloce verso la prossima partita casalinga (Napoli – Juventus) e chi le conta per capire cosa ne sarà di questo Napoli, che in campionato fatica a fare punti.

Napoli – Fiorentina, da sempre, è un match ricco di emozioni e spettacolo, al San Paolo come all’Artemio Franchi, (breve, nonché importante menzione, va fatta per il 2014 all’Olimpico di Roma dove i partenopei vinsero la finale di Coppa Italia nel lontano 2014 ai danni dei viola per 3 – 1, in quello sciagurato 3 maggio dove Ciro Esposito perse la vita).

Le partite negli ultimi cinque anni, a Fuorigrotta, hanno visto – quasi – sempre trionfare i partenopei; tranne in occasione del dicembre 2017, quando il Napoli di Maurizio Sarri ospitò la Fiorentina di Stefano Pioli, in un match a reti bianche in cui gli azzurri sprecarono tantissime occasioni davanti la porta avversaria (fra le tante: il palo colpito da Zielinski dopo una prima deviazione di Sportiello e la colossale occasione di Mertens sprecata a tu per tu con l’ex portiere viola).

Napoli – Fiorentina però, è anche teatro di partite dominate dai partenopei, come il 4-1 rifilato ai toscani nella penultima giornata del campionato di Serie A 2016/17 o anche l’1-0 nel settembre 2018 inflitto dalla squadra allenata da Carlo Ancelotti, ai danni, sempre, di Stefano Pioli (il Napoli concesse agli avversari un solo tiro nello specchio della porta difesa da Karnezis, in tutti i 90 minuti regolamentari).

Le due compagini si sono anche affrontate, al Franchi, nella stagione corrente (2019/20), offrendo grande spettacolo in una spumeggiante prima giornata di campionato.
Il tabellino ci ricorda che le reti siglate sono state ben 7, col risultato finale di Fiorentina 3 – 4 Napoli.
Il Franchi, però, è teatro di horror match del genere: come in occasione del 3-3 nel lontano dicembre 2016, dove ricordiamo lo splendido gol di Lorenzo Insigne (viziato da una posizione di partenza irregolare dello stesso numero 24, ma che non toglie lodi alla magnifica rete segnata).
Ma tutto succede nel secondo tempo: al gol di Insigne risponde la punizione di Federico Bernardeschi (viziata anch’essa, ma da una deviazione di Callejon che spiazza Pepe Reina); ciò che ne sussegue è un match scoppiettante, al cardiopalma, per cuori forti.
Al 68′ Dries Mertens ristabilisce le gerarchie, 1-2, (complice l’errore da matita rossa di Nenad Tomovic che apre un’autostrada per il folletto belga che infila Tatarusanu).
Il Napoli non ha nemmeno il tempo di festeggiare però, perché al minuto 69′ torna a segnare Federico Bernardeschi, stavolta con un mancino da fuori area ad incrociare che sorprende un colpevole Reina, 2-2.
Al minuto 73′ fa il suo ingresso in campo Mauro Zarate, che colpisce al minuto 82′ raccogliendo un assist al bacio di Bernardeschi, infilando ancora una volta il portiere spagnolo.
Proprio quando le speranze dei partenopei cominciavano a vacillare, l’episodio che decide il match arriva al minuto 95′: Salcedo atterra in area di rigore il solito Dries Mertens e Tagliavento decreta il penalty.
Dal dischetto si presenta un glaciale Manolo Gabbiadini, entrato dieci minuti prima al posto di uno scarico Amadou Diawara; l’ex numero 23 del Napoli la piazza benissimo, tanto che Tatarusanu intuisce, ma non impatta. 3-3 e triplice fischio.

Una menzione, purtroppo però, va ad una delle partite che tutti i tifosi partenopei faticheranno a cercare di dimenticare per tutta la vita: Fiorentina -Napoli, 3-0.
Il solo ricordo di Giovanni Simeone e della difesa da film horror dei partenopei, riporta a delle sensazioni inspiegabili, che sarebbe quasi meglio non vivere in tenera età per non restarne traumatizzati a vita.
Il Napoli di Maurizio Sarri, è in piena corsa scudetto, ad un solo punto di distacco dalla capolista: la Juventus di Massimiliano Allegri (che la sera prima aveva affrontato, a San Siro, l’Inter di Luciano Spalletti in un match che porterà dietro di sé tanti strascichi, polemiche e che fa discutere tuttora).

Sono le 15:00 e sul Franchi c’è bisogno dei riflettori, non è una giornata soleggiata, ma i cuori azzurri sono tanti, roventi, bruciano più del Sole stesso. Al Franchi ci sono 26206 spettatori.

Arbitra, per la non gioia dei tifosi del Napoli: Paolo Silvio Mazzoleni (l’arbitro della Supercoppa Italiana vinta dalla Juventus ai danni del Napoli di Mazzarri, che portò il tecnico toscano e la squadra, a disertare la premiazione).

L’arbitro decreta l’inizio del match.
Al 3′ minuto, un lancio nella zona di Simeone, porta Koulibaly a commettere un ingenuo fallo da ultimo uomo, Mazzoleni punisce col giallo decretando il calcio di rigore, ma il VAR corregge, punizione e conseguente espulsione per il difensore Senegalese.
Minuto 6′, Napoli in dieci uomini: Jorginho fa spazio a Lorenzo Tonelli.

La punizione, viene parata non con estrema facilità da Pepe Reina che deve aiutarsi con i piedi.
Minuto 34′, Biraghi per evitare che la palla esca in rimessa laterale, rilancia come può, in precario equilibrio col mancino, in avanti, facendo scattare Simeone in posizione regolare, che si infila alle spalle di un Tonelli distratto, e col mancino davanti a Pepe Reina, spinge dentro il pallone dell’ 1-0.

Solo Fiorentina nel primo tempo, con diverse occasioni che la difesa riesce ad arginare.
Inizia il secondo tempo, ed è qui che si vede il primo squillo del Napoli, con un tiro al volo di Mertens, parato senza troppi problemi da Marco Sportiello.
Di lì in poi, di nuovo monologo Fiorentina.

Minuto 62′, calcio d’angolo per i viola, lo spiovente di Saponara finisce sulla coscia di Hysaj, da lì la palla carambola sui piedi di Reina e resta vagante in area di rigore; a mezza altezza, a tu per tu con la porta, la zampata di Giovanni Simeone rende inutile il tentativo di spazzare il pallone di José Callejon, 2-0.

Minuto 93′, lancio di Chiesa in avanti per Giovanni Simeone tenuto in gioco da un colpevole Mario Rui, il 9 viola a tu per tu con Reina sigla il 3-0.
Triplice fischio, la Fiorentina, o meglio, il Napoli, consegna lo scudetto nelle mani della Juve.

Non serve ricordare il 3-4 di quest’anno; bisogna tornare indietro a quel maledetto 0-3 che continua a bruciare per vendicare uno scudetto andato via tra le lacrime di tutti i tifosi del Napoli che al minuto 93′ di quel 29 aprile 2018, si sono sentiti come dei bambini davanti al loro giocattolo preferito, disintegrato da un’improvvisa folata di vento che ha spazzato via tutto.

Bisogna ripartire da quelle immagini, non ricordare il 3-4.
Bisogna giocare con il sangue agli occhi, fino al novantesimo minuto, fino al triplice fischio.

Dobbiamo essere noi, quell’improvvisa folata di vento che spazza via tutto.

Matteo Grassi.

Pillole di… mercato!

È UFFICIALE!

La SSC Napoli comunica di aver acquistato a titolo definitivo Stanislav Lobotka: il giocatore – ormai – ex Celta Vigo è il secondo acquisto di questo mercato invernale; arriva da una metà stagione in cui ha timbrato il cartellino ben 17 volte senza mai trovare la rete.
Slovacco, come l’ex capitano Marek Hamsik (lo stesso che ne ha consigliato l’acquisto non molto tempo fa), Stanislav (o anche Stanley) è un centrocampista di ruolo, nelle sue 17 presenze in questa stagione si è contraddistinto nelle sue capacità di interpretare il ruolo di mediano (quindici volte) e da centrale (due volte).

Sa ricoprire quindi, il ruolo di mediano e centrale, è molto bravo nel controllo palla, nel dialogare coi compagni ed è anche molto corretto (ha collezionato un solo cartellino giallo in campionato nella stagione 18/19, ed un altro nella stagione corrente). Operazione da € 20 milioni più bonus, potrebbe rivelarsi (insieme a Diego Demme) una delle sorprese di questo nuovo Napoli targato Gennaro Gattuso.
A dirlo, però, saranno solo il tempo ed il campo.
Nel frattempo, Benvenuto Stanislav.

Promossi, ma rimandati.

Esattamente così, promossi, ma rimandati; Napoli – Perugia era una partita con un solo vincitore sulla carta, ma sul campo le cose, si sa, non sono sempre scontate.

Il risultato parla di un 2-0, secco, doppietta del 24 partenopeo che dal dischetto, spiazza due volte un incolpevole Fulignati. Il primo fallo da rigore è netto, Lozano atterrato in area da Nzita, con l’arbitro Massimi che non ci pensa due volte, fischietto in bocca, indice verso il dischetto, rigore.

Minuto 26′, sul dischetto va Lorenzo Insigne, che con freddezza deposita il pallone alla sinistra di uno spiazzato Fulignati, 1-0.

Minuto 35′, Mario Rui da calcio piazzato mette in mezzo un pallone all’apparenza innocuo che finisce però sulle mani di Pietro Iemmello. Servirà l’intervento del VAR e dell’on-field review per decretare il secondo calcio di rigore in favore del Napoli.

Minuto 37′, Lorenzo Insigne dal dischetto, per la seconda volta, angolo opposto, pallone a destra, Fulignati a sinistra: 2-0.

Il primo tempo sembra scorrere tranquillo, al minuto 45′ vengono concessi 2 minuti di recupero ed è proprio all’ultimo secondo che su un cross dalla sinistra di Falcinelli, la palla va sul piede di Hysaj, che la colpisce con una mano. L’arbitro Massimi attende il check del VAR, che lo richiama all’on-field review: fischietto in bocca, indice verso il dischetto, rigore.

Dal dischetto si presenta Pietro Iemmello, capocannoniere della Serie B con 15 marcature all’attivo, davanti ad un David Ospina (reduce da un errore che ha concesso la vittoria per 1-0 alla Lazio di Mr. Inzaghi nella scorsa giornata di campionato). Massimi fischia, Iemmello va al tiro, ma trova un sontuoso Ospina sulla sua strada che abbassa la saracinesca: da qui, non si passa.

Si va negli spogliatoi sul risultato di 2-0, tanti rimpianti per gli Umbri, poche polemiche da parte dei partenopei che nonostante tutto, si sono visti negare – almeno – due rigori che l’arbitro Massimi ed il VAR, hanno giudicato normali contatti di gioco.

Si riparte dal risultato di 2-0, ma quello che ne consegue è un secondo tempo noioso, lento, con poche occasioni da una parte e dall’altra.

L’unica azione degna di nota avviene la 65′ minuto, quando Fabian Ruiz lascia il campo per favorire l’ingresso in campo del neo numero 4, dei partenopei, l’ex capitano del Lipsia, Diego Demme (arrivato nella finestra di mercato invernale per €10 milioni a cui vanno aggiunti €2 milioni di bonus).

A parte questo, nel secondo tempo c’è davvero poco e nulla da pescare che sia degno di nota, il che è un dato abbastanza scoraggiante considerando che i due gol di vantaggio che il Napoli ha sul Perugia sono frutto di due calci di rigore.

La vittoria sul campo resta, i tifosi, nel frattempo, iniziano ad intravedere un barlume di speranza per quello che ha l’obbligo di dover essere un girone di ritorno infuocato, ricco di punti e vittorie.

Non perdete la fame perché noi non perdiamo la voglia di tifare fin quando vi vediamo giocare.

Matteo Grassi.

Aspettando Napoli – Perugia

Napoli – Perugia è storicamente una sfida che affascina, per i suoi retroscena clamorosi e ripetuti nel tempo. I ricordi sono ancora vividi nella memoria di tutti i tifosi e non possono far altro che tornare al campionato di Serie A del 1981.

Il Napoli di Rino Marchesi, in piena corsa scudetto, riceve in casa il Perugia di Giampiero Molinari, già retrocesso. Il presagio è quello di una goleada dei partenopei, in un San Paolo gremito. Le cose però, vanno subito nel verso opposto; siamo al 1′ minuto quando Ferrario, con un intervento in area di rigore in estirada, infila la palla nella rete sbagliata. Clamorosamente, Napoli 0 – 1 Perugia.

Il Napoli ci prova, tutta la partita, il San Paolo spinge e diventa il dodicesimo uomo in campo, ma i legni, l’astuzia e la malizia degli Umbri, prendono il sopravvento. Finisce 0 – 1, tra l’incredulità ed i volti sbigottiti di tutti i tifosi partenopei che 90 minuti prima, presagivano una succulenta vittoria. A 5 giornate dalla fine, il Napoli viene tagliato fuori dalla lotta scudetto dal Perugia retrocesso.

L’incrocio tra Napoli e Perugia è un qualcosa di storico però, destinato a durare negli anni. Passando dagli anni ’90 dove i partenopei vendicano lo 0 – 1 del 1981, con un sonoro 4 – 2 in casa nel girone d’andata nella stagione 1996/97, finendo poi per pareggiare 1 – 1 in trasferta.

Questo confronto però riesuma anche altri ricordi nella memoria dei partenopei: nella stagione 2005/2006 il Napoli ed il Perugia si affrontano in Serie C1 (entrambe le società erano fallite e di conseguenza decadute in serie minori); in Umbria il match termina con un pareggio, l’ennesimo; una partita quasi stregata. Al ritorno, al San Paolo, c’è di nuovo la stessa bolgia del 1981, stavolta però il Napoli di Reja abbatte gli Umbri con i sigilli di Calaiò prima e Capparella poi.

Il tabellino segna: Napoli 2 – 0 Perugia.

L’incubo della C è finito. Il Napoli torna in Serie B, dinanzi a 42681 spettatori in festa.

Insomma, comunque vada questa sfida di Coppa Italia, i ricordi legati ad essa sono affascinanti e tutti noi ci auguriamo di vedere una partita degna della storia che c’è alle sue spalle.

Matteo Grassi.

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