Per ben due anni consecutivi i partenopei hanno trovato davanti il loro corso Europeo i Reds. Tra le mura del San Paolo non c’è stata storia: l’1-0 firmato Lorenzo Insigne della scorsa stagione ed il 2-0 della stagione corrente in cui figurano i nomi di Dries Mertens e Fernando Llorente, lasciano spazio a poche interpretazioni; ma ad Anfield, le cose sono (quasi) sempre andate nel verso opposto. Per capire i veri motivi, è necessario fare un passo indietro.
È necessario sapere che il periodo di maggior gloria nella storia del Liverpool è generalmente identificato con le affermazioni in campo continentale con le Coppe dei Campioni vinte tra il 1977 ed il 1981. In panchina, per i “Reds” sedeva Bob Paisley, il quale, per tutti i tifosi, aveva raccolto l’eredità del più grande di tutti i tempi: Bill Shankly.
In panchina dal 1959 al 1974, Shankly, raccolse il Liverpool caduto in disgrazia riportandolo in auge con la conquista di 3 campionati, 2 FA Cup e la Coppa UEFA del 1973. Fu negli anni di Shankly che il Liverpool cementò il suo legame con Anfield e con i propri tifosi: sospinto dalla gremitissima tribuna Kop, il club sembrava imbattibile tra le mura amiche. Fu sempre il manager scozzese a far affigere una targa, proprio alla fine del tunnel che portava le squadre in campo, riportante la scritta “This is Anfield”: questo avrebbe svolto la doppia funzione di caricare la squadra e intimidire gli ospiti, che sarebbero stati così consapevoli di trovarsi nel tempio dei Reds.
Per i più disattenti, per chi non avesse ancora capito in che Stadio si trova, la Kop caccia dal cilindro (coinvolgendo l’intero Anfield e talvolta anche i tifosi ospiti) uno degli inni più belli al mondo: “You’ll Never Walk Alone”.
Giocare ad Anfield è sicuramente un qualcosa di diverso dal solito e quel tempio del calcio, il Napoli non l’ha mai espugnato.
Arkadiusz Milik nella scorsa stagione, pose una pietra tombale sulla qualificazione agli ottavi dei partenopei quando al novantesimo, sugli sviluppi di un calcio piazzato si è lasciato ipnotizzare da Alisson Becker, condannando i partenopei alla sconfitta per 1-0.
L’impresa sembrava stesse riuscendo quest’anno quando dopo il sigillo dello 0-1 di Dries Mertens, il Napoli sembrava in piena corsa per la vittoria: ma quando si gioca ad Anfield, i Reds acquistano nuova linfa. Dejan Lovren, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, inchioda sull’1-1 un match che sembrava alla portata dei partenopei (data la difesa arcigna). L’1-1 di Anfield, quest’anno, non è stato vano.
La storia di Anfield è indispensabile per capire gli errori tecnici degli avversari in questo Stadio: un qualcosa che incute timore, paura e sentimenti contrastanti nell’animo degli ospiti che si susseguono per novanta minuti.
Non ci è dato sapere perché in 90 minuti, ad Anfield, nessuno riesce a dare il meglio di sé, ma un dato ci aiuta: l’ultima squadra ad uscire vittoriosa da Anfield Road è il Crystal Palace, nell’anno 2017. C’è qualcosa di magico in Anfield, è innegabile, ed il Napoli quell’incantesimo l’ha quasi spezzato.
Nella splendida cornice del San Paolo che si unisce, con uno striscione, al dolore di tutto lo Stivale colpito dall’emergenza del coronavirus, il Napoli annienta un Torino poco pericoloso che trova però, ugualmente, la via del goal.
In foto: lo striscione esposto ieri sera allo Stadio San Paolo che ha strappato applausi a tutti i 30’000 spettatori.
Il Napoli di Mr. Gattuso continua ad ottenere risultati positivi, a raccogliere quindi quanto di buono sta seminando in questo periodo con tanta voglia di tirarsi fuori dal brutto tunnel in cui era spontaneamente entrato.
Complice una bellissima prestazione di Kostas Manolas che quando è in partita lo dimostra, mostrando il suo peso difensivamente ed offensivamente: salva due possibili gol nei primi minuti del match per poi trovare la gioia dopo pochi minuti.
Ed ecco che la zuccata di Manolas su un calcio piazzato perfetto battuto da Insigne e la zampata di Di Lorenzo a tu per tu con Sirigu su una splendida assistenza di Mertens, spezzano in due il Torino di Longo che mai si è reso pericoloso durante il corso del match; almeno fino al gol di Edera arrivato nei minuti di recupero dopo il novantesimo.
In foto: le due reti dei partenopei.
Il Napoli però ha evidenziato in queste ultime partite un aspetto negativo da tenere in conto; non riesce a tenere la porta inviolata. Così è successo col Brescia, con il Barcellona e ieri sera con il Torino.
I partenopei riescono a non concedere spazi durante il corso del match, ma al primo tiro in porta gli avversari insaccano: spesso complici una difesa ed un estremo difensore un po’ disattenti.
Tant’è che, l’autore del primo gol, Kostas Manolas, ha commentato così nel post partita: “Siamo messi malissimo, alla prima occasione prendiamo gol. Dobbiamo restare concentrati!”
Tuona così il Greco nell’intervista al termine dei novanta minuti, che trova approvazione anche nelle parole di Gattuso, il quale, riferendosi alla fase di transizione che il Napoli sta vivendo ha commentato così: “Dobbiamo essere belli come Brad Pitt in attacco e brutti come me in difesa”.
Un modo ironico, per commentare una prestazione sufficiente da parte di tutti se non fosse per quella piccola disattenzione che colpisce gli azzurri in – quasi – ogni partita: e si sa, ogni piccola distrazione, a volte, può portar via punti preziosi, ed è esattamente quello che Mr. Gattuso non vuole.
Dominare novanta minuti sul rettangolo verde, concedendo qualche occasione nei primi minuti, non concretizzando alcune occasioni da rete con Insigne, Milik e non solo, per poi lasciarsi andare negli ultimi istanti di gara è la prova che il Napoli è ancora in fase di guarigione, che la cura Gattuso sta portando positività e consapevolezza, con qualche piccolo effetto collaterale da tenere a bada.
Se vi aspettavate un Napoli arrembante, l’avete ammirato ieri sera; se vi aspettavate un Napoli difensivo e pungente, l’avete potuto ammirare contro l’Inter di Antonio Conte ed il Barcellona di Quique Sétien; ora però, aspettatevi i partenopei di nuovo in corsa per un posto nell’Europa che conta.
In attesa di capire se questa giornata verrà o meno disputata, il Napoli si appresta ad affrontare il Torino di Longo il quale ieri in conferenza stampa ha dichiarato: “Nessuno più di noi vuole andare a fare punti al San Paolo”. Parole che infiammano la partita, sui social prima che ancora sul rettangolo verde.
La FIGC non ha ancora preso una decisione in merito alle partite da disputare dopo aver rinviato (causa coronavirus): Juventus – Inter, Milan – Genoa, Sassuolo – Brescia, Udinese – Fiorentina e Parma – Spal.
In attesa quindi, di capire che protocollo verrà attuato (da quello che filtra le altre sfide da calendario dovrebbero essere regolarmente disputate), Gattuso dirama la lista dei convocati da cui esclude Koulibaly, Llorente e Younes, recuperando di fatto Dries Mertens (dopo l’infortunio in Champions League) che viaggia verso un posto in panchina. Da capire se verrà impiegato negli ultimi minuti o tenuto a riposo per l’altra sfida in programma il 5 marzo contro l’Inter valida per l’accesso alla finale di Coppa Italia (e da capire se verrà disputata in questa data).
I precedenti tra Napoli e Torino sorridono ai partenopei, che non perdono in casa contro i granata dalla stagione 2008/09 (dove i gol di Bianchi e Rosina firmarono la sconfitta degli uomini allenati da Mr. Donadoni dopo la rete di Pià che aveva illuso tutti i tifosi azzurri).
Al contrario però, non è tutto rose e fiori dato che il Napoli contro il Torino, al San Paolo, non vince dalla stagione 2016/17, da quando il poker di Dries Mertens ed il gol di Chiriches stesero il Torino di Mihajlovic, con una perla del Belga che fa sempre bene al cuore ed al calcio ricordare con una sequenza di foto.
In foto: da sinistra Dries Mertens che calcia da posizione proibitiva (come mostrato dalla foto in alto a destra) e la palla che si insacca in rete con Hart inerme.
Il Napoli cerca ancora risposte per capire se la cura di Mr. Gattuso sta funzionando o meno; nello specifico il tecnico calabrese ieri ha detto in conferenza che: “Il Torino in questo momento è la squadra perfetta per capire se siamo guariti o meno. Domani in campo scenderà solo chi è al 100% della condizione e della forma”.
Ed è proprio così: il Torino in questo momento è la squadra perfetta dato che vive un momento poco florido ma è in crescita, fisica e mentale tale da poter mettere in difficoltà i partenopei, che arrivano a questa sfida dopo aver affrontato il Barcellona e con la consapevolezza che tra meno di una settimana c’è un pass per la finale di Coppa Italia da strappare.
Dalla suddetta ultima vittoria in casa (2016/17) il Napoli ha pareggiato ben due volte con i granata tra le mura del San Paolo: ma in generale, la sfida fra le due compagini è scenario di tanti pareggi.
I dati infatti dicono che su 135 partite giocate in Serie A, 54 sono stati i pareggi fra le compagini, con il dato sulle vittorie che sorride agli azzurri: 45 le vittorie ottenute dai figli di Partenope con 36 sconfitte che danno a questa sfida tanto fascino dato che nulla, a quanto pare, è scontato come sembra.
Non resta quindi che aspettare la sfida di stasera per capire chi la spunterà. Di sicuro però, quella che ci attende non è una partita semplice, con un elevato tasso tecnico e tanta responsabilità che grava sulle spalle delle due compagini.
Sognare non costa nulla, ma si sa, quando agli ottavi di Champions League affronti i blaugrana e non parti coi favori del pronostico, hai la strada in salita e già pregusti un certo amaro in bocca.
Eppure ieri, per larghi tratti della gara la strada in salita sembra averla avuta proprio il Barcellona degli extraterrestri ed il retrogusto amaro poteva pregustarlo Quique Sétien, ingarbugliato tatticamente da Mr. Gattuso che ha reso gli ospiti poco pericolosi nonostante il tanto possesso.
Come spesso sta accadendo nelle partite che contano, il Napoli lascia possesso agli avversari per poi cercare di punire in contropiede con la velocità dei suoi interpreti. Una strategia ormai collaudata, a San Siro con l’Inter si era visto più o meno lo stesso scenario, solo un po’ più acerbo, ed ora al San Paolo contro i blaugrana i partenopei hanno – quasi – ottenuto il risultato sperato.
Non si può parlare di catenaccio ed anche se così fosse, giocare in questo modo contro gli extraterrestri di Sétien, non costituisce reato: anzi.
Ovviamente ogni partita ha i suoi risvolti e non tutte le sfide si vincono giocando in contropiede: a volte ci vuole un pizzico d’intuizione nel telecomandare la partita e vincerla (come in occasione della sfida contro la Juventus), altre volte affrontare l’avversario “senza rispetto” ti porta a perdere punti preziosi (vedesi Fiorentina e Lecce).
Gattuso sembra voler trasmettere esattamente questo alla squadra: il rispetto per l’avversario (nella giusta misura) prima di colpire ed affondare.
Devoto ormai al suo 4-1-4-1 con Demme da vertice basso davanti la difesa e la punta (Milik o Mertens) a schermare il faro del centrocampo avversario, il tecnico calabrese crea non pochi grattacapi agli allenatori avversari, con odore di una possibile riconferma nell’aria per il prossimo anno.
I più attenti ieri sera avranno notato sicuramente la posizione di Mertens a schermare Sergio Busquets: un flashback, se pensiamo a quando il folletto belga faceva lo stesso contro l’Inter di Antonio Conte diventando praticamente l’ombra di Marcelo Brozovic.
A proposito del folletto belga: con il suo splendido gol di ieri sera (nato dalla caparbietà di Zielinski di andare a conquistare un pallone perso in modo maldestro da Junior Firpo) ha raggiunto a quota 121 marcature Marek Hamsik: diventando l’erede designato dello Slovacco allo scettro di capocannoniere di tutti i tempi con la maglia azzurra.
In foto possiamo apprezzare la gemma del 14 partenopeo
Un gol da vedere e rivedere quello di Dries Mertens, che con la complicità di Piquè, che non devìa la sfera ma la toglie dal campo visivo di Ter Stegen, sigla il goal del momentaneo vantaggio.
Sembrano lontani i tempi di quando al minuto 80′ ad Udine, su un’azione di ripartenza, il solo Mario Rui ondeggiava sul pallone con tutta la squadra, Ciro incluso, al passeggio dietro il portoghese.
Nota positiva anche per Mario Rui ieri sera: oltre ad oscurare Leo Messi (chiamato a quel punto a dover andare a prendere palla in posizione più centrale), riesce nell’impresa di far andare su tutte le furie l’ex Juventus Arturo Vidal, che si becca il cartellino giallo per il fallo ed il doppio per la reazione sul terzino portoghese.
[Tu sei Mario, e su questa pietra edificherò la mia chiesa: e le porte degli inferi non prevaranno contro di essa].
In vista del ritorno può tornare molto utile ai partenopei l’assenza del cileno dati anche i tanti infortuni tra le fila blaugrana e la squalifica di Sergio Busquets (autore di un bruttissimo fallo ai danni di Mertens, il quale è uscito poi dopo cinque minuti e sarà assente in vista della sfida contro il Torino, rischiando di non esserci anche per la semifinale di Coppa Italia contro l’Inter).
Lo Spagnolo non ha preso tanto bene il continuo ronzìo di Mertens, falciandolo con vigliaccheria alla prima occasione utile.
Con l’uscita di Mertens e l’ingresso di Milik, il Napoli si è ritrovato un po’ più piatto, subendo la rete del pareggio da Griezmann che raccoglie un bel pallone messo in mezzo da Semedo, passato dapprima dai piedi di Busquets e praticamente, i blagurana siglano l’1-1 sull’unica (fatale) sbavatura difensiva.
Se sembrano lontani i ricordi del Dries Mertens sottotono con la gestione Ancelotti, José Maria Callejòn ha dimenticato ormai come si segna a tu per tu col portiere.
Lo spagnolo, non è nuovo a queste giocate: contro la Fiorentina ad esempio, a tu per tu con Dragowski ha spedito fuori un pallone più facile da buttar dentro che da sbagliare. La stessa scena, grosso modo, è quella che si è vista ieri sera, quando lo spagnolo ha cestinato un bel pallone recuperato da Fabian Ruiz nella metà campo ospite, pallone poi arrivato ad Arkadiusz Milik che con la coda dell’occhio vede e premia l’inserimento di Callejon, come sempre, eseguito coi tempi giusti. José Maria però, invece di calciare al volo per prendere in contro tempo Ter Stegen, decide di stoppare il pallone e tirare, ma ormai l’estremo difensore era già uscito dai pali (come si suol dire: a valanga), coprendo perfettamente lo specchio della porta.
Non è stata quella però l’unica occasione che il Napoli ha avuto per portarsi in vantaggio sugli avversari, anzi: un’opportunità è capitata anche sui piedi del Capitano Lorenzo Insigne, che però, data la poca lucidità e l’ingordigia di punire Messi & Co., al San Paolo, ha ignorato la via del passaggio per Arek Milik “solo” in area di rigore, calciando nello specchio della porta: inutile annoverare la parata – non del tutto semplice – di Ter Stegen.
Un match ricco di occasioni più nel secondo tempo che nel primo, nonostante il gol di Ciro Mertens ed una bella punizione pericolosa su cui Manolas non è riuscito a girare comodamente a rete.
Tutti avrebbero messo – alla vigilia – la firma per l’1-1 al San Paolo ed esattamente tutti, al triplice fischio, si sarebbero precipitati in cartoleria ad acquistare un correttore. Mai nessuno, avrebbe immaginato di poter dire che ieri al San Paolo poteva esserci un solo vincitore: e ieri non vestiva la maglia blaugrana.
“Buona” la prima per Mr. Gattuso: Napoli ancora imbattuto nelle Coppe.
È la partita che aspetti fin da bambino: è quella che ti lega ad un club sognandola, quella che non dimenticherai mai e che racconterai ai posteri comunque vada.
È la partita che vorrebbe vivere qualsiasi giocatore, la sfida che tutti i tifosi vorrebbero sostenere.
È la partita che ti terrà incollato 90 minuti davanti allo schermo, andata e ritorno: qualsiasi cosa accada.
Alzi la mano chi non guarderà l’intero pre partita o chi mangiando a colazione, pranzo e cena, ieri ed oggi, non abbia pensato per un solo istante alla prima di due sfide di stasera.
È del tutto impossibile non aver pensato alle sensazioni che solo una simile partita sa scatenare; è impossibile anche pensare di essere gli stessi di sempre al fischio d’inizio.
Alcune partite, alcune emozioni, alcune sensazioni, capitano solo una volta nella vita ed è difficile comprendere lo stato d’animo di ogni tifoso: ognuno vive il big match a modo suo, ognuno ha il suo rito scaramantico, l’amico da far accomodare sul divano e quello da lasciare fuori casa perché “porta seccia”.
Uno scenario difficile si aprirà alle ore 21:00 di stasera, martedì 20 febbraio 2020, dinanzi agli uomini di Mr. Gennaro Gattuso.
La squadra che ha milioni e milioni di tifosi in tutto il mondo, la terza squadra più titolata al mondo nella classifica per club secondo la confederazione FIFA (inferiore solo al Real Madrid ed al Milan), detentori di cinque coppe dei campioni e di tanti campioni in rosa che da soli valgono il prezzo del biglietto, calcherà per la prima volta il prato dello stadio San Paolo di Napoli.
In rosa, i blaugrana vantano campioni di un certo livello passando da Ter Stegen a Piquè, da De Jong a Griezmann, ma anche un certo Lionel Messi, argentino di Rosario, mancino, col numero dieci sulle spalle e la camiseta blaugrana: designato da tutti dall’inizio della sua carriera come erede di Diego Armando Maradona.
Lo stesso pibe de oro, parlando di Leo ha detto:
«Il pallone gli resta incollato al piede; ho visto grandi giocatori nella mia vita, ma nessuno con un controllo di palla come quello di Messi.»
(Diego Armando Maradona).
Ma Leo Messi, purtroppo per i partenopei, non è solo controllo palla: è uno spettacolo per gli occhi, un film in 3D, vale per undici e tuttora vive una condizione fisica stratosferica.
Non ci sono parole che tengano banco, quando si parla de “La Pulga (La Pulce)”, lui, designato come l’erede di Maradona che tanto ha fatto gioire i tifosi napoletani, stasera si troverà di fronte al calore del tifo partenopeo e calcherà lo stesso prato che dal 1984 al 1991 ha calcato uno dei giocatori più forti della storia del calcio.
Stasera, oltre che per il Napoli di Mr. Gattuso, tutti gli occhi saranno per Leo Messi, che non vorrà sfigurare nel tempio che ha reso più grande di quanto già non fosse, un altro argentino anni fa.
Il San Paolo è pronto ad accogliere la sfida: la prima in assoluto fra le due compagini in competizioni europee.
Non si registrano precedenti tra le due squadre, se non in alcune amichevoli estive (che solo una volta su cinque hanno sorriso ai partenopei, facendo registrare quindi: 1 vittoria, 1 pareggio e 3 sconfitte).
La prima in assoluto quindi, al San Paolo di Napoli.
C’è poco da augurarsi o da fare auspici, tutti si aspettano sulla carta una vittoria degli ospiti, sottovalutando quella che è la rosa del Napoli (orfana di Koulibaly, Malcuit, Llorente e Younes), ma si sa: a Carnevale ogni scherzo vale.
Prima di iniziare a parlare della partita, 4 parole vanno spese sugli idioti che durante le fasi più concitate del match, inneggiavano al Coronavirus per tutti i napoletani: sembra ormai chiara la situazione a tutti e non si può pensare più che questi atti siano semplicemente goliardici, in special modo da una società che quando si parla di difendere il tesserato Mario Balotelli fa la voce grossa, tappando le orecchie sui cori vergognosi di ieri sera.
Per far sì che tutto ciò non accada più in nessuno stadio (data l’incombenza del virus nel nostro Paese proprio a pochi chilometri da Brescia), la FIGC dovrebbe prendere seri provvedimenti nei confronti di società e tifosi; non si può più giocare con questo clima ed ormai è ben noto a tutti: se si continua a pensare alla goliardìa e l’ironia, c’è un grave problema in tutto lo stivale.
Venendo all’analisi del match sembra chiaro che il Napoli di Gattuso abbia eclissato i padroni di casa, i quali al termine dei 90 minuti regolamentari contavano il 27% di possesso palla.
Un dato impietoso, per i padroni di casa dominati in tutto il primo tempo (nonostante il gol subito da calcio piazzato) e spenti poi nel secondo. Il Napoli, riesce a rimontare l’iniziale svantaggio su calcio di rigore (un girone dopo l’ultimo penalty concesso: Lecce – Napoli 1-4) e chiudere definitivamente i giochi con una perla di Fabian Ruiz.
In foto: Lorenzo Insigne dopo la trasformazione del penalty.
Lo spagnolo nelle ultime uscite si è preso la scena, sbeffeggiando gli avversari con gol e giocate molto apprezzate e tanto desiderate dai tifosi partenopei.
In foto: L’esultanza di Fabian Ruiz dopo il suo fantastico goal.
La cura Gattuso inoltre, sembra essere ancora in fase di attuazione dato che, come raccontava lo stesso mister nel dopo gara, durante la partita e dopo lo svantaggio in particolar modo, molti giocatori fra loro iniziavano a scaricarsi colpe ed offese, a testimonianza del fatto che nello spogliatoio, il clima non era dei più sereni.
Come detto dallo stesso Ringhio, la testa ora va solo al Barcellona, dove il tecnico calabrese chiede: “una squadra che non ha paura, li rispetta ma se la gioca con cazzimma”.
D’altronde è tutto quello che si augurano i tifosi napoletani: battere il Barcellona di Leo Messi & Co. e giocarsela sgombri da ogni pensiero: in special modo dopo le dichiarazioni fatte da Marino Magrin in settimana (ex giocatore di Atalanta e Juventus), dove affermava che il sogno della Dea è quello d’incontrare il Barcellona ai quarti, eliminando già prima dei 90 minuti al San Paolo e poi al Camp Nou, i partenopei dalla competizione.
A tal proposito, la domanda che tutti vorremmo porre al signor Magrin è: non si era detto di tifare per tutte le italiane in Champions?
Dichiarazioni, cori e tanto caos mediatico quando si parla di Napoli, città e società: ed ancora in tanti si chiedono perché ai mondiali d’Italia ’90 (e non solo), i napoletani esponevano sui balconi della città le bandiere composte da: tre bande orizzontali (due azzurre, una bianca) con al centro il Sol de Mayo.
Mancano poche ore al fischio d’inizio di Brescia – Napoli, una trasferta insidiosa in cui sono fondamentali tre punti che darebbero morale ed anche un po’ di slancio in classifica.
La squadra di Mr. Gattuso si prepara a cambiare qualcosa nell’undici iniziale, torna nell’elenco dei convocati (per la seconda volta consecutiva) Faouzi Ghoulam che si candida per un posto da titolare sempre contro il Brescia (la sua ultima apparizione da titolare è stata proprio all’andata nella sfida vinta per 2-1 dai partenopei).
Inutile negarlo: le scelte del Mister sono anche dettate dalla sfida contro il Barcellona che si terrà martedì 25 febbraio, allo Stadio San Paolo di Napoli.
Pronto a rispolverare alcune sue carte, Ringhio, vuole a tutti i costi centrare la vittoria in trasferta che a Brescia manca dalla stagione 2010/11 (complice anche la retrocessione delle rondinelle) e che in campionato sarebbe la terza consecutiva.
D’altro canto invece, il Brescia ritrova Joronen tra i pali (assente nell’ultima sfida contro la Juventus per un problema fisico) e Tonali (faro del centrocampo di Diego Lopez, assente anch’egli per un problema fisico nell’ultima sfida). I padroni di casa vivono un periodo di forma poco florido (ultima vittoria in casa il 14 dicembre 2019 nella sfida vinta per 3-0 contro il Lecce) e contro il Napoli saranno in cerca di riscatto.
Gli ultimi 45 precedenti (solo in Serie A) fra le compagini, vedono in vantaggio i partenopei con 16 vittorie, 15 pareggi e 12 sconfitte. In Serie B ed in Coppa Italia non c’è storia, i partenopei in 20 incontri totali hanno portato a casa pieno bottino per ben 12 volte concedendosi solo 4 sconfitte.
All’andata finì col risultato di 2-1 con le reti di Dries Mertens e Kostas Manolas alle quali rispose Mario Balotelli (ed un gol annullato giustamente a Sandro Tonali). Un primo tempo dominato ed un secondo tempo da dominati: il Napoli di Ancelotti tenne botta per 45 minuti agli ospiti prima di assaporare la vittoria al fischio finale.
In foto: Kostas Manolas impegnato dopo aver realizzato il suo secondo goal in maglia azzurra contro il Brescia.
Tutti noi ci auguriamo di non rivivere le scene da cardiopalma che hanno caratterizzato il match d’andata, con la speranza di vedere un Napoli desideroso di portare a casa i 3 punti e con la testa, al triplice fischio, a Lionel Messi & Co.
I partenopei si preparano alla trasferta in Sardegna dove affronteranno un Cagliari reduce da 3 pareggi e 2 sconfitte nelle ultime 5 partite.
All’andata le cose non andarono per il verso giusto dopo che i partenopei (allenati ancora da Carlo Ancelotti) subirono una rete in contropiede al minuto 87′ in una partita interamente dominata. Dopo quella rete, ci furono diverse polemiche: per due mancati rigori e l’espulsione di Koulibaly in seguito a reiterate proteste.
La partita finì poi col risultato di 0-1 tra i fischi assordanti dello Stadio San Paolo (marcatore: Lucas Castro).
In foto: Il colpo di testa di Lucas Castro, unico marcatore dello 0-1 all’andata.
Il Cagliari di Maran, dopo aver fatto illudere tutti nella prima parte di stagione, con una serie di vittorie consecutive ed uno spirito combattivo fuori dal comune immaginario per una squadra non abituata ai vertici della classifica, sta subendo un lento declino.
Il Napoli invece, alterna momenti di forma (fisica e mentale) stratosferici, a crolli ingiustificati. Ecco perché da questa partita, tutti si aspettano emozioni, colpi di scena e tante occasioni da rete.
I numeri dei precedenti tra Cagliari e Napoli, vedono i partenopei in vantaggio con: 29 vittorie, 24 pareggi e 14 sconfitte in 67 match giocati (escludendo gli incontri fra le compagini in Serie B ed in Coppa Italia).
L’ultima vittoria in trasferta, è arrivata lo scorso anno nei minuti finali grazie ad un gioiello di Arkadiusz Milik su punizione.
In foto: Arkadiusz Milik che trasforma un calcio piazzato in rete, al minuto 91′.
L’ultima sconfitta in trasferta invece, risale alla stagione 2008/09 col risultato favorevole ai sardi per 2 reti a 0 (marcatori: Jeda e Lazzari davanti a 13.000 spettatori).
In questi anni, i sardi hanno sempre rappresentato una rivale sportiva ostica per i partenopei, soprattutto perché in casa, i rossoblù vendono cara la pelle e non è sempre semplice espugnare la loro fortezza (come dimostra l’ultimo pareggio in trasferta nella stagione 2013/2014 dove alla rete di Nenè, rispose Higuain su rigore).
Una partita sempre difficile da sbloccare, dai pochi gol, ma da tante occasioni ed emozioni: è questo quello che si è visto negli ultimi anni fra le due compagini.
Intanto, Mr. Gattuso ha diramato l’elenco dei convocati, dal quale ha escluso: Milik, Koulibaly, Lozano ed Allan, quest’ultimo accusato da Ringhio di scarso rendimento negli allenamenti.
Quello che ci auguriamo tutti noi, domani pomeriggio, è di vedere una bella sfida, con un elevato tasso tecnico-tattico, senza errori arbitrali (come successo all’andata) e senza cori denigratori sugli spalti. Una partita che sia teatro d’umanità, non d’inciviltà. Uno sport che resti tale.
Marechiaro è un piccolo borgo di pescatori, a picco sul mare, sito nel quartiere di Posillipo: un luogo suggestivo, dove si respira un’atmosfera unica.
Il nome del borgo deriva dal latino “mare planum” (dove il mare è calmo) che tradotto in napoletano diventa prima “mare chianu” fino ad arrivare all’odierno “Marechiare”.
In foto: Marechiaro, Napoli.
Fu Paolo Cannavaro (dal quale il 17 in seguito ereditò la fascia di capitano), a creare il gioco di parole fra il nome dell’eterno Marek Hamsik ed uno dei più bei borghi di Napoli: Marechiaro.
In foto: Paolo Cannavaro e Marek Hamsik.
È passato esattamente un anno dal giorno dell’addio al Napoli di Marek Hamsik col conseguente trasferimento al Dalian Yifang; un anno ed il Napoli senza lui sembra quasi trasformato, svuotato.
Un anno fa, proprio nel giorno di San Valentino, andava via una bandiera, un simbolo, colui che ha fatto innamorare le nuove generazioni del Napoli, con la sua cresta alta e la sua aria da bravo ragazzo.
Ha scelto un semplice addio, lui che semplice, lo è sempre stato, ha scelto il giorno di San Valentino, lui che ci ha fatti innamorare tutti.
Perché Marek, a Napoli, ed in tutta la penisola, è sempre stato questo: semplicità, umiltà, amore; sfido chiunque a dire il contrario.
Nel giorno di San Valentino, nella patria di inguaribili romantici come Napoli, quando ancora tutti erano innamorati dell’allora Capitano, lui ha scelto la strada meno dolorosa, andando via nel silenzio, facendosi sostituire al minuto 74′ nella sfida fra Napoli e Sampdoria, – finita col risultato di 3-0 per i partenopei -, raccogliendo l’applauso di tutti i presenti e battendo la mano sul cuore.
Questo gesto ha scatenato l’ira di alcuni tifosi che avrebbero voluto tributargli di più, perché in pochi avevano capito che Marek stava andando via e tutti, volevano manifestargli più affetto, più amore. Restituirgli tutto quello che lui aveva dato a questa città.
Perché Marek, quando era al top della sua carriera, ha rifiutato ingenti stipendi, trofei e visibilità in altre città ed in altri campionati, pur di vincere qualcosa con la maglia azzurra che ha sempre sudato ed onorato.
Ecco perché qui a Napoli, tutti lo amano, quasi come il Santo patrono della città.
Lui che c’era con Reja, Donadoni, Mazzarri, Sarri ed Ancelotti, lui che c’è sempre stato a difesa della squadra e della città (come quando a Bologna segnò esultando sotto la curva dei padroni di casa che in quel momento intonavano i soliti cori beceri).
A volte però, le parole si fermano ed iniziano a parlare i numeri: ebbene, 520 presenze, 121 reti, infinita qualità, classe, tecnica, correttezza e semplicità, questo era Marek.
Quando si cita Hamsik alle nuove generazioni tutti lo ricordano con un sorriso sul volto e lo raccontano quasi con gli occhi lucidi.
Lui che ha sempre voluto vincere qualcosa in più di 2 Coppe Italia ed una Supercoppa Italiana, tatuando sulla sua pelle le date della vittoria di questi trofei, non riuscendo mai a vincere il tanto ambito scudetto coi partenopei; ma più di 10 anni di onorata carriera con la maglia azzurra, per i napoletani, valgono quasi quanto uno scudetto.
La società, in occasione della sfida casalinga di Champions League contro il Genk (vinta per 4-0 dai partenopei), gli ha attribuito un breve spezzone di gioco di luci, musiche e ricordi nei minuti che separavano il primo, dal secondo tempo, ma è molto, molto poco, per un eterno capitano che si è accontentato anche del saluto di uno stadio semivuoto (in preda alla protesta per gli scarsi risultati, lo scarso impegno e l’ammutinamento dei mesi scorsi).
Ma lui è così, semplice e si è accontentato anche di questo piccolo gesto, pur di ricevere l’affetto dei suoi ex tifosi che tuttora lo seguono molto attentamente in Cina: difatti non c’è un tifoso partenopeo che ad ogni gol non s’avvicina all’amico di fiducia per dirgli: “Ma hai visto? Ha segnato Marek“.
Perché è proprio vero: ci sono vite che capitano e vite da Capitano: signore e signori, Marek Hamsik, Marechiaro.
«Sia sul piano scientifico che su quello morale, venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m’ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l’uomo non è veracemente uno, ma veracemente due.» Scriveva questo, Robert Stevenson nel suo celebre racconto gotico famoso in tutto il mondo sotto il nome di: “Lo strano caso del Dottor Jekyll e di Mister Hyde”.
Il racconto, scritto nel 1886, sembra lo specchio di quello che sta accadendo alla SSC Napoli di Mr. Ancelotti prima e di Mr. Gattuso poi.
Il Napoli non riesce ad essere la stessa squadra per più di una, due partite, cambiando volto molto spesso. Questo in determinate occasioni salva i partenopei, facendo disputare ad essi partite convincenti; ma ecco che il weekend successivo si ripresenta, coi mostri sotto il letto ed i giocatori che hanno tenuto a bada gente come Salah, Cristiano Ronaldo, Manè e Firmino, incredibilmente si perdono contro nomi meno altisonanti.
È un Napoli bipolare: imbattuto nelle coppe, (Champions League e Coppa Italia), ma che in campionato lascia molto a desiderare, disseminando punti qua e là, quando servirebbe metterli in saccoccia.
La partita di Coppa Italia, disputata a San Siro è stata una grande prova di coraggio dei partenopei: a Milano non è semplice per nessuno, specie se contro hai dei mostri come Lukaku (in forma straripante, chiuso da un non sempre perfetto Maksimovic), Lautaro Martinez, De Vrij, Eriksen e via discorrendo…
Una prova coraggiosa, che ha evidenziato ancor di più i tratti evidenti di questo bipolarismo: passare dal concedere una doppietta a Lapadula, al non far segnare Lukaku o Lautaro è un qualcosa di inaspettato.
Tutto merito (o quasi) del mister, che ha saputo spegnere il cervello del centrocampo nerazzurro (Brozovic), praticamente non concedendogli mai la possibilità di fare gioco, grazie ad un mai domo Dries Mertens che con il suo pressing ha costretto il croato spesse volte a forzare la giocata o comunque a cercare scarichi ulteriori (nella maggior parte dei casi Nicolò Barella o i tre difensori).
Il gol del momentaneo e permanente 0-1 lo sigla Fabian Ruiz, che raccoglie uno scarico di Demme, con una finta di tiro manda al bar Brozovic e da fuori area sfoggia un sinistro di rara precisione che si infila dritto nella porta difesa da Padelli; tiro reso imparabile anche da una deviazione quasi impercettibile in diretta di Barella.
Per il resto, un match molto chiuso, statico, solite giocate – ambo i lati – facilmente leggibili dalle compagini. Un paio di occasioni per parte da menzionare, come il tiro di Zielinski che da distanza ravvicinata colpisce Padelli (la palla poi rimbalza sulla mano di De Vrij ma il VAR decide – correttamente – di non optare per il penalty) o ancora: l’Inter che si fa minacciosa da due passi, con Lukaku (che raccoglie un pallone ben custodito e ben servito da Lautaro) non riesce a bucare Ospina complice anche il gioco di gambe che c’è attorno al Belga, (con Manolas che alla fine fa tremare tutti con una deviazione che poteva costare cara agli azzurri).
Davvero poco e nulla da pescare in un match così importante: di sicuro però, dato il risultato, avremmo tanto, o quantomeno più occasioni di cui discutere nel ritorno di questa gara che si terrà il 5 marzo 2020 al San Paolo.
Per il resto, non resta che goderci questa strana annata, iniziata col piglio giusto perso poi col tempo in campionato, ritrovato come per magia in Champions League, in Coppa Italia ed a sprazzi anche in campionato.
Una situazione molto particolare in una stagione davvero altalenante e ricca di colpi di scena; e si sa, quando una squadra alterna stati d’animo contrastanti fra di loro, in così poco tempo, tutto può succedere e a quel punto, sognare non costa nulla.
L’Inter di Conte, reduce da una vittoria per 4-2 nel derby sui cugini rossoneri, arriva a questa sfida con i favori del pronostico: i nerazzurri, dopo aver battuto i partenopei il 6 gennaio, nelle ultime cinque partite in campionato hanno ottenuto tre pareggi consecutivi seguiti da due vittorie (l’ultima ai danni dei rossoneri di Pioli).
I partenopei invece, vivono alti e bassi, tra vittorie inaspettate ed altrettante sconfitte. Dopo la sconfitta a Fuorigrotta contro l’Inter di Conte, gli azzurri hanno perso con Lazio all’Olimpico, con la Fiorentina al San Paolo, per poi vincere con Sampdoria e Juventus, prima di capitolare con il Lecce, in casa, questo weekend.
Stasera 12/02/2020 si affrontano due squadre che vivono due momenti storici differenti, con obbiettivi necessariamente diversi; tenendo conto del fatto che l’Inter dopo l’ultima vittoria ha agganciato in vetta la Juventus di Sarri (fermata dall’Hellas Verona) mentre il Napoli di Gattuso, dopo il passo falso col Lecce, resta a 30 punti all’undicesimo posto.
Gli ultimi precedenti in Coppa Italia vedono: 11 partite giocate, 3 vittorie, 6 sconfitte e 2 pareggi.
Tutti noi ci auguriamo che questo dodicesimo incontro (ed il tredicesimo da giocare il 5 marzo) non abbia lo stesso esito dell’ultimo incontro in campionato, tra le parti (dove tre errori difensivi di Di Lorenzo, Meret e Manolas regalarono i decisivi tre goal ai nerazzurri, incidendo definitivamente, sulla bella prestazione collettiva degli azzurri).
Il Napoli ora vive un momento poco positivo, da un paio di mesi a questa parte, è la classica squadra che è in grado di esser tutto e niente anche a distanza di impegni ravvicinati.
Ora come ora la cura Gattuso sembra aver funzionato parzialmente; la squadra porta addosso strascichi troppo difficili da smaltire in poco tempo. Non ci è riuscito Ancelotti a sanare queste rotture, perché pretendiamo che ora la cura di tutti i mali di questo Napoli possa essere “Ringhio”?
Tant’è che lo stesso mister, per la sfida di stasera, sembra aver chiesto ai suoi di ricordare le partite vinte con: Liverpool, Lazio e Juventus concludendo il discorso con: “ricordatevi anche di come avete messo in difficoltà l’Inter in campionato”.
Insomma, stasera tutti ci aspettiamo la solita partita arrembante dell’Inter, ma anche qualcosa in più da questo Napoli che deve dimostrare, tanto ed anche in fretta per evitare di capitolare lentamente.
Una partita sottotono quella dei partenopei che hanno lasciato tanti spiragli aperti ai salentini che con Lapadula e Mancosu non ci hanno pensato due volte a punirci.
Come non è successo negli scorsi articoli (dove trovare i flop era difficile), adesso trovare i top è qualcosa di molto complicato; alla luce di una prestazione collettiva non brillante ad impressionare sono due dei nuovi acquisti.
TOP:
Diego Demme:
Il numero 4 partenopeo è ormai una delle poche garanzie rimaste al centro di questa squadra; il faro che illumina il nostro centrocampo rimasto orfano, nella partita con il Lecce, di Elmas, per squalifica, Allan e Ruiz definiti “non al 100%” da Mr. Gattuso. Prestazione più che sufficiente per il tedesco in una sconfitta che fa male. Passa tutto dai suoi piedi e ne sbaglia una in 90′ minuti, pazzesco.
Matteo Politano:
Restiamo sui top e parliamo di Matteo Politano: l’ex nerazzurro impressiona e non poco con quegli scatti improvvisi e delle giocate offensive più che valide. 60 minuti di partita per lui, che potrà ritagliarsi uno spazio più che importante in questo Napoli.
FLOP:
Iniziamo con l’elenco: molto corposo ed inaspettatamente così pieno di nomi che in passato ci hanno fatto gioire così tanto, dai quali, un crollo contro il Lecce di Liverani non ce l’aspettavamo minimamente.
Kalidou Koulibaly:
Sembra un lontano parente di quello che un anno fa – e non solo – valeva più di 100 milioni e dichiarato più di una volta incedibile da ADL. Lapadula lo mette in seria difficoltà, fino a bruciarlo totalmente in uno scatto: Kalidou dove sei?
Arkadiusz Milik:
Nonostante il gol del momentaneo pareggio, sono tante le occasioni sprecate dal Polacco. Colpi di testa non spinti in rete quando ce n’era bisogno, il passaggio di Zielinski in area sul quale non si è ancora capito cosa stesse cercando, per non parlare del gol che stava spingendo fuori da due passi, sul quale anche lui ha tirato un sospiro di sollievo nell’esultanza. Una partita da dimenticare per il 99 partenopeo.
David Ospina:
Potremmo aprire un fascicolo sul colombiano: incolpevole sul secondo gol, ma colpevolissimo sul primo e sul terzo. Una bella parata sul colpo di testa di Barak non basta a cancellare quello spettacolo orrido che si è consumato sotto i nostri occhi. Sul primo gol non si capisce bene perché l’abbia respinta così e soprattutto come mai su Lapadula non ci fosse la marcatura di Mario Rui: sul primo gol ha delle colpe al 50%, anche se quel pallone poteva respingerlo in mille altri modi. Quello che colpisce è la posizione della barriera sul terzo gol, lasciando a Mancosu (specialista) proprio quello spazio che serviva tra l’ultimo uomo in barriera ed il primo ad un metro, per massacrarlo definitivamente. Gran gol e grandi colpe del 25 partenopeo.
Mr. Gennaro Gattuso:
Il Mister si può dire che abbia la colpa di non aver inserito un centrocampista una volta centrato il gol del momentaneo pareggio e di aver consegnato tatticamente il Napoli nelle mani ed in balìa di uno straripante Lecce. Tutti, ci aspettavamo molto di più da ringhio.
Antonio Giua:
Lo inseriamo fra i flop perché anche lui corre sul rettangolo verde ed è giusto menzionarlo: tanti errori, tanti falli non fischiati in una metà campo che diventano punibili nell’altra metà. Mentalmente ha condizionato tanto quando non ha concesso un rigore (grande quanto una casa) sul fallo ai danni di Arek Milik, dando giallo per simulazione ed ostentando atteggiamenti autoritari con la sua celebre frase: “decido io”, nonostante il richiamo di Abisso al VAR. Si è ampiamente meritato lo stop di un turno (c’erano gli estremi per una pena anche più severa) dell’AIA. C’è dispiacere perché una partita non dovrebbe essere condizionata dal direttore di gara. Molto molto male Antonio Giua.
Con la speranza di trovare solo Top e far difficoltà a trovare dei flop nella partita contro l’Inter di domani sera, ci auguriamo che il suicidio visto in Napoli – Lecce non abbia mai più luogo.
Il Lecce non vinceva al San Paolo contro il Napoli dal marzo 1998, mentre con il disastro di oggi, i partenopei incrementano il numero di sconfitte casalinghe. Ben sei le partite finite con uno score negativo per gli azzurri, solo SPAL e Brescia contano più sconfitte casalinghe in questo campionato: rispettivamente sette ed otto.
A rubare la scena in questa partita però, è stato un uomo solo: l’arbitro Giua di Sassari.
I partenopei ci avranno messo del loro nel non fare una partita eccellente, complici le tante occasioni fallite, ma c’è da dire però che, quando il VAR chiama, l’arbitro deve rispondere e quando c’è da fischiare alcuni falli, non bisogna fare figli e figliastri.
Inspiegabile la decisione del direttore di gara di non voler andare a rivedere al monitor il mancato penalty su Arek Milik (con conseguente giallo inesistente al polacco per simulazione), che a quel punto della gara avrebbe potuto riaprire i giochi.
Il contestatissimo episodio avvenuto al minuto 75′, col Lecce avanti di una lunghezza sul Napoli, non avrebbe avuto modo d’esistere se il direttore di gara non avesse deciso in modo del tutto autoritario, sorvolando l’ausilio della tecnologia.
La partita poi è capitolata in un 2-3 e nervi tesi durante i secondi 45′ minuti di gioco, (il dato relativo ai cartellini gialli parla chiaro: ben otto sanzioni disciplinari).
C’è davvero poco di cui parlare riguardo questo match: le immagini sono sotto gli occhi di tutti, anche quelle relative ai gol divorati, fatti e subiti.
I due gol dei partenopei sono stati propiziati dall’aiuto dei legni, sul tiro a porta vuota di Milik prima e sulla semi-rovesciata di Callejon poi; discorso diverso per i salentini dove Lapadula una volta sfrutta una brutta respinta di Ospina, mentre in occasione del secondo gol, approfitta dell’errata marcatura di Di Lorenzo.
Il terzo gol di Mancosu arriva da calcio piazzato: un destro fantastico a dir poco imparabile che dà un bacio al palo interno prima di finire in rete. Per il numero 8 è il secondo gol in due partite contro il Napoli.
Le note positive che ci ha lasciato questa sfida portano il nome di Demme e Politano.
L’ex Lipsia è imprescindibile nel centrocampo partenopeo: 4 partite (in serie A), 1 gol, 4 ammonizioni e tante belle giocate viste oggi (e non solo): palesemente il faro che mancava al centrocampo azzurro.
Per quanto riguarda Matteo Politano invece (all’esordio dal primo minuto con la maglia azzurra), i suoi sessanta minuti sono stati sufficienti per strappare applausi allo Stadio San Paolo; dribbling e scatti improvvisi che possono dare tanto a questo Napoli durante il corso del campionato e delle varie competizioni.
Le note negative, purtroppo, portano invece il nome di un irriconoscibile Kalidou Koulibaly: il senegalese viene completamente annientato dall’ex rossonero Gianluca Lapadula, irriconoscibile.
Tanti meriti vanno sicuramente al Lecce di Liverani, capaci di ingarbugliare una partita abbastanza strana, con tanti demeriti dei partenopei ed anche di Gattuso: forse un po’ troppo sicuri di portare a casa i tre punti.
2-3 è un risultato che fa male, che pesa, specie per com’è arrivato: ma questa è la dura legge del pallone ed il Napoli sembra conoscerla molto bene. Si resta a trenta punti, sprecando una buona opportunità per accorciare ancor di più il divario dalla zona UEFA.
Come sempre, è difficile identificare i top ed i flop al termine di una splendida partita come quella di lunedì sera, ma tirando le somme, qualche nome da cui ci aspettiamo di più l’abbiamo trovato.
TOP:
Lorenzo Insigne
Il capitano ormai, ci ha abituati a prestazioni sontuose come quella di lunedì sera vista al Ferraris. C’è il suo zampino sul terzo gol di Demme e sul palo. Corre come un forsennato, marcando il suo uomo anche vicino la bandierina nella nostra metà campo, chiedete altro?
Stanislav Lobotka
Il 68 azzurro, in 61 minuti ci ha mostrato quello che avevamo già preannunciato nei vecchi articoli. Grande senso della posizione, padronanza del pallone, usa il fisico quando necessario e non si sposta di un centimetro. Se questo è Stani, non fermatelo.
Mr. Gennaro Gattuso
Coi suoi 3 cambi, cambio modulo, ha rivoluzionato la partita. Si sgola a bordo campo, sta dando anima, cuore e passione ad un Napoli a cui mancava tutto ciò. Siamo inoltre, tutti vicini al mister, per le vicende personali riguardanti la sorella trasportata in codice rosso all’ospedale. Forza Mister.
Eljif Elmas
Guagliò che te mis ‘ngap? Eljif ha un potenziale unico: combattivo, tecnico, reattivo come in occssione del gol, semplicemente MAIUSCOLO. Le lacrime di gioia all’esultanza, sono la dimostrazione di una sua continua evoluzione che non vuole accennare a frenare.
Arkadiusz Milik
Il polacco ormai è una garanzia: sempre pericoloso in zona d’attacco, gran gol di testa, un altro sfiorato ed un ottimo lavoro di sponda. Arek ormai si commenta da solo.
FLOP:
Ci teniamo a ribadire la prestazione positiva dei nomi che stiamo per citare, dai quali però, ci aspettiamo di più.
Elseid Hysaj
I limiti tecnici sono sempre evidenti quando parliamo dell’albanese, ma pian piano è in netto miglioramento rispetto alle altre versione del 23 che abbiamo imparato a digerire negli anni. L’unico “errore” imputabile ad Elsi, è lo scivolone sul gol di Quagliarella.
Piotr Zielinski
Piotr non andrebbe inserito né fra i Top né fra i Flop, ma alterna minuti in cui sembra un alieno, ad attimi in cui ci fa chiedere perché gioca a calcio svogliatamente. Meriti e demeriti si susseguono troppo, nei 90 minuti e non. Con un po’ più di continuità, il 25 febbraio giocherebbe con un’altra casacca la sfida al San Paolo, invece, per fortuna è ancora con noi. Sua la zampata sul gol di Milik che apre le danze, ma, sa fare molto meglio di ciò che ha dimostrato lunedì sera.
Kostantinos Manolas
Il greco che la settimana scorsa si era guadagnato un posto tra i top, scivola un gradino più in basso. L’errore in occasione del rigore è evidente, poco lucido. Per il resto, poco da dire, prestazione sufficiente.
Il primo incontro in carriera fra Mr. Gennaro Gattuso e Mr. Claudio Ranieri si chiude sul punteggio di 1-0 per l’ex calciatore ed allenatore rossonero.
Espugnare il Ferraris non è mai stato semplice, specialmente quest’anno, contro l’ostacolo blucerchiato affamato di punti ed in fiducia dato che dall’inizio del 2020, la Samp, aveva subito un solo gol in casa, nella vittoria per 5-1 ai danni del Brescia di Eugenio Corini.
Con l’esonero di Di Francesco e l’arrivo di Claudio Ranieri sulla panchina blucerchiata, la Sampdoria è riuscita pian piano a risalire la classifica fino ad arrivare a respirare – quasi – nuovamente a pieni polmoni, ma da qui a fine campionato le cose possono cambiare ed anche rapidamente.
Il Napoli invece, arrivata coi favori del pronostico e chiamata a vincere dati i risultati del week-end, ha risposto sul campo, da squadra.
Alzi la mano chi al minuto 2′, dopo l’esultanza al gol di Milik, non ha esclamato ai presenti: “non hanno ancora toccato palla”. Il primo dato balzato agli occhi di tutti è esattamente questo: la Samp, con una percentuale bassissima di possesso palla, al secondo minuto era già sotto di una rete.
In foto: lo stacco imperioso del 99 partenopeo, sul quale Audero non può nulla.
Sul cronometro corrono i minuti e ne bastano altri 14 per assistere al 2-0. Cross da calcio d’angolo di Mario Rui, Di Lorenzo come può fa da sponda ed Elmas, sfrutta l’errata marcatura di Linetty per insaccare il gol del momentaneo 0-2. Siamo al minuto 16′ ed il Ferraris è ammutolito.
In foto: esultanza al primo gol in maglia azzurra per il macedone Eljif Elmas, che dopo la scivolata, non riesce a trattenere le lacrime.
Il Napoli però, nei minuti successivi, lascia il pallino del gioco agli avversari che al minuto 26′ colpiscono con un fantastico destro al volo, di chi, se non di Fabio Quagliarella? Ottava – splendida – rete da ex contro i partenopei che come sempre, non esulta.
I meccanismi dei partenopei si rompono, qualcosa non sta girando più come dovrebbe, infatti i padroni di casa colpiscono anche un palo a porta sguarnita con Ramirez.
Prima di andare nello spogliatoio i ragazzi di Mr. Gattuso sembrano intimoriti ma nonostante tutto riescono a portare nel tunnel il vantaggio al minuto 45′.
Nella ripresa gli azzurri concedono ancora tanti spazi ai blucerchiati che si vedono annullare – giustamente – un gol di rovesciata di Gaston Ramirez (tanto contrariato da prendersi il giallo per proteste in seguito al controllo del VAR), per un tocco di braccio di Gabbiadini che ha propiziato l’azione.
Il Napoli e la Samp cambiano qualcosa, fuori Lobotka, dentro Demme per i partenopei, fuori Gaston dentro Maroni per i blucerchiati.
Al minuto 70′ (mentre stava per entrare sul campo da gioco Dries Mertens dopo un mese d’assenza), alla Samp viene concesso un calcio di rigore per fallo di Manolas su Quagliarella (che lascerà l’incarico di andare dal dischetto a Gabbiadini, in quanto infortunato in seguito al contrasto).
Manolo Gabbiadini vince la sua sfida personale contro Meret e da ex sigla la rete del 2-2.
Il Napoli reagisce, prima con Insigne che col mancino colpisce l’ennesimo palo (con conseguente gol di Zielinski annullato per fuorigioco), poi, sempre il 24 partenopeo, in area di rigore avversaria calcia con violenza un pallone che Colley riesce a respingere, sui piedi di Diego Demme, che a porta vuota non può far altro che insaccare il gol del momentaneo 2-3.
In foto: il primo Diego a segnare, dopo Diego Armando Maradona.
Al minuto 83′ siamo sul risultato di 2-3 per i partenopei, che non contenti, al minuto 98′ spingono in rete, con la complicità di un non preciso Emil Audero, il pallone del K.O. definitivo con Dries Mertens, che da centrocampo chiude definitivamente i giochi. 2-4, i tifosi Doriani, mentre inneggiavano al Vesuvio, portano 0 punti a casa e tanta vergogna in volto.
Bentornato Ciro!
Finisce così, con le dichiarazioni di Ranieri che si dissocia completamente dai cori dei suoi tifosi: c’è chi non è Napoletano e sente e chi da Napoletano, ex allenatore viola, porta indosso i tappi alle orecchie tutto il tempo. Grazie Mr. Ranieri per aver portato un po’ di sincerità in un mondo dove regna l’inciviltà.
Ai posteri si racconti che: il 3 febbraio 2020, al Ferraris, non sono scesi in campo 11 (+3) leoni, ma 11 (+3) guerrieri.