Sognare non costa nulla, ma si sa, quando agli ottavi di Champions League affronti i blaugrana e non parti coi favori del pronostico, hai la strada in salita e già pregusti un certo amaro in bocca.
Eppure ieri, per larghi tratti della gara la strada in salita sembra averla avuta proprio il Barcellona degli extraterrestri ed il retrogusto amaro poteva pregustarlo Quique Sétien, ingarbugliato tatticamente da Mr. Gattuso che ha reso gli ospiti poco pericolosi nonostante il tanto possesso.
Come spesso sta accadendo nelle partite che contano, il Napoli lascia possesso agli avversari per poi cercare di punire in contropiede con la velocità dei suoi interpreti.
Una strategia ormai collaudata, a San Siro con l’Inter si era visto più o meno lo stesso scenario, solo un po’ più acerbo, ed ora al San Paolo contro i blaugrana i partenopei hanno – quasi – ottenuto il risultato sperato.
Non si può parlare di catenaccio ed anche se così fosse, giocare in questo modo contro gli extraterrestri di Sétien, non costituisce reato: anzi.
Ovviamente ogni partita ha i suoi risvolti e non tutte le sfide si vincono giocando in contropiede: a volte ci vuole un pizzico d’intuizione nel telecomandare la partita e vincerla (come in occasione della sfida contro la Juventus), altre volte affrontare l’avversario “senza rispetto” ti porta a perdere punti preziosi (vedesi Fiorentina e Lecce).
Gattuso sembra voler trasmettere esattamente questo alla squadra: il rispetto per l’avversario (nella giusta misura) prima di colpire ed affondare.
Devoto ormai al suo 4-1-4-1 con Demme da vertice basso davanti la difesa e la punta (Milik o Mertens) a schermare il faro del centrocampo avversario, il tecnico calabrese crea non pochi grattacapi agli allenatori avversari, con odore di una possibile riconferma nell’aria per il prossimo anno.
I più attenti ieri sera avranno notato sicuramente la posizione di Mertens a schermare Sergio Busquets: un flashback, se pensiamo a quando il folletto belga faceva lo stesso contro l’Inter di Antonio Conte diventando praticamente l’ombra di Marcelo Brozovic.
A proposito del folletto belga: con il suo splendido gol di ieri sera (nato dalla caparbietà di Zielinski di andare a conquistare un pallone perso in modo maldestro da Junior Firpo) ha raggiunto a quota 121 marcature Marek Hamsik: diventando l’erede designato dello Slovacco allo scettro di capocannoniere di tutti i tempi con la maglia azzurra.

Un gol da vedere e rivedere quello di Dries Mertens, che con la complicità di Piquè, che non devìa la sfera ma la toglie dal campo visivo di Ter Stegen, sigla il goal del momentaneo vantaggio.
Sembrano lontani i tempi di quando al minuto 80′ ad Udine, su un’azione di ripartenza, il solo Mario Rui ondeggiava sul pallone con tutta la squadra, Ciro incluso, al passeggio dietro il portoghese.
Nota positiva anche per Mario Rui ieri sera: oltre ad oscurare Leo Messi (chiamato a quel punto a dover andare a prendere palla in posizione più centrale), riesce nell’impresa di far andare su tutte le furie l’ex Juventus Arturo Vidal, che si becca il cartellino giallo per il fallo ed il doppio per la reazione sul terzino portoghese.

In vista del ritorno può tornare molto utile ai partenopei l’assenza del cileno dati anche i tanti infortuni tra le fila blaugrana e la squalifica di Sergio Busquets (autore di un bruttissimo fallo ai danni di Mertens, il quale è uscito poi dopo cinque minuti e sarà assente in vista della sfida contro il Torino, rischiando di non esserci anche per la semifinale di Coppa Italia contro l’Inter).
Lo Spagnolo non ha preso tanto bene il continuo ronzìo di Mertens, falciandolo con vigliaccheria alla prima occasione utile.
Con l’uscita di Mertens e l’ingresso di Milik, il Napoli si è ritrovato un po’ più piatto, subendo la rete del pareggio da Griezmann che raccoglie un bel pallone messo in mezzo da Semedo, passato dapprima dai piedi di Busquets e praticamente, i blagurana siglano l’1-1 sull’unica (fatale) sbavatura difensiva.
Se sembrano lontani i ricordi del Dries Mertens sottotono con la gestione Ancelotti, José Maria Callejòn ha dimenticato ormai come si segna a tu per tu col portiere.
Lo spagnolo, non è nuovo a queste giocate: contro la Fiorentina ad esempio, a tu per tu con Dragowski ha spedito fuori un pallone più facile da buttar dentro che da sbagliare.
La stessa scena, grosso modo, è quella che si è vista ieri sera, quando lo spagnolo ha cestinato un bel pallone recuperato da Fabian Ruiz nella metà campo ospite, pallone poi arrivato ad Arkadiusz Milik che con la coda dell’occhio vede e premia l’inserimento di Callejon, come sempre, eseguito coi tempi giusti.
José Maria però, invece di calciare al volo per prendere in contro tempo Ter Stegen, decide di stoppare il pallone e tirare, ma ormai l’estremo difensore era già uscito dai pali (come si suol dire: a valanga), coprendo perfettamente lo specchio della porta.
Non è stata quella però l’unica occasione che il Napoli ha avuto per portarsi in vantaggio sugli avversari, anzi: un’opportunità è capitata anche sui piedi del Capitano Lorenzo Insigne, che però, data la poca lucidità e l’ingordigia di punire Messi & Co., al San Paolo, ha ignorato la via del passaggio per Arek Milik “solo” in area di rigore, calciando nello specchio della porta: inutile annoverare la parata – non del tutto semplice – di Ter Stegen.
Un match ricco di occasioni più nel secondo tempo che nel primo, nonostante il gol di Ciro Mertens ed una bella punizione pericolosa su cui Manolas non è riuscito a girare comodamente a rete.
Tutti avrebbero messo – alla vigilia – la firma per l’1-1 al San Paolo ed esattamente tutti, al triplice fischio, si sarebbero precipitati in cartoleria ad acquistare un correttore.
Mai nessuno, avrebbe immaginato di poter dire che ieri al San Paolo poteva esserci un solo vincitore: e ieri non vestiva la maglia blaugrana.
“Buona” la prima per Mr. Gattuso: Napoli ancora imbattuto nelle Coppe.
Il Ringhio d’esordio non ha deluso.
Matteo Grassi.
